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Perché per votare al Senato bisogna avere 25 anni?

Perché per votare al Senato bisogna avere 25 anni?

Salve a tutti, mi chiamo Giacomo, ho 29 anni e oggi – visto che voto dall’estero – per la prima volta ho votato anche per il Senato della Repubblica.

Ma non c’è niente da festeggiare in realtà: mi sembra una vera e propria ingiustizia, che non tiene conto di diversi fattori.

Articolo 58 della Costituzione Italiana

La Costituzione della Repubblica Italiana parla chiaro: vota solo chi ha compiuto i 25 anni di età; bene, dico io: mi sembra giusto, la saggezza e la conoscenza dei votanti devono essere i princîpi cardine che guidano il voto.

Tralasciamo il fatto che non è assolutamente detto che dalla maggiore esperienza e anzianità – in questo caso legata all’età – si ricavino decisioni più sagge: Von Paulus perse Stalingrado che aveva 53 anni, Publio Quintilio Varo aveva 59 anni quando perse svariate legioni nella Battaglia della Foresta di Teutoburgo, Berlusconi scese in campo che aveva 58 anni e mi fermo qui ma potrei continuare all’infinito.

Il problema piuttosto è un altro, e deriva dal concetto stesso di democrazia, più precisamente dalla democrazia parlamentare rappresentativa: se i Senatori legiferano per la fascia dei 18 – 25enni, perché questi ultimi non possono votare chi deciderà per loro?

Inoltre, visto la legge elettorale con la quale ci accingeremo a votare tra meno di due settimane, ci sono quasi 5 milioni di giovani che non potranno votare al Senato, complicando ancora di più la tenue speranza di avere una maggioranza in grado di governare.

Pensateci: con 5 milioni di voti in meno (ma assumiamo che votino solo il 50% di essi, quindi facciamo per difetto 2 milioni, che lo so, è una cifra irrealistica) si andrebbe ad un voto monco, con una maggioranza parlamentare già falsata dal premio di maggioranza e dalle soglie di sbarramento.

Diciamoci la verità: l’Italia è un paese di vecchi.

Quanto mi scoccia dover citare Beppe Grillo

“Ci sono più di 4 milioni di cittadini di età tra i 18 e i 24 anni (l’8% della popolazione) il cui voto vale mezzo. Ci sono poi oltre 1 milione di cittadini di età tra i 16 e 17 anni (2,2% della popolazione) che non hanno neppure diritto al voto”.

Questo scriveva Beppe Grillo sul suo (scusate il termine, qualora vi trovaste a tavola, ma è colpa dell’algoritmo di indicizzazione di Google) blog in data 6 maggio 2017.

Fa male dirlo, ma l’Italia è l’unico paese al mondo nel quale non tutti gli adulti, ma solo quelli dai 25 anni in su eleggono metà del Parlamento e quindi determinano il Governo, perché questo non può essere in carica senza la fiducia del Senato.

A me sta cosa fa girare parecchio il cazzo – posso dire cazzo?

La gerontocrazia al potere

Non trovate sia ingiusto escludere i giovani dal processo partecipativo e democratico, specialmente in un paese in cui i vecchi regnano e imperano ovunque, e dove la disoccupazione giovanile è al 33%, seconda solo a Grecia e Spagna (dati UE)?

Non trovate diseducativo dover dare l’immagine – ai più giovani – di un paese ingovernabile perché il voto generazionale è da sempre in questo paese enormemente sproporzionato?

Cioè, voi ce li vedete i 18enni che votano per gente che sta in parlamento da generazioni? Tipo i vari D’Alema, Berlusconi. Cicchitto, Brunetta… CASINI! Vi rendete conto che Casini è lì da quanto? 6 legislature?

Dalla lotta di classe alla lotta generazionale

Che cosa ci vorrebbe per cambiare questa situazione? Beh, una modifica costituzionale, che ha un iter estremamente lungo e complesso.

Non me ne vogliano gli amanti della “Costituzione più bella del mondo”, ma sarebbe un processo quantomeno arduo, se pensiamo che gli ultimi che ci hanno provato a cambiare la costituzione (Berlusconi e Renzi recentemente) hanno fallito miseramente.

Inoltre ci vogliono i due terzi delle forze politiche a renderlo possibile, e generalmente almeno uno schieramento in particolare – il centrodestra – beneficia dei voti del ceto più anziano.

Il Movimento 5 Stelle, che per primo aveva paventato questa proposta di riforma costituzionale che permetterebbe ai più giovani di votare, non ha poi proseguito questa intenzione nonostante i 4 anni e 160 eletti.

In Italia o sei vecchio o non sei nessuno. I vecchi – e non gli anziani, scusate le parole forti – hanno più potere, soldi, influenza e occupazione dei giovani.

E i giovani italiani non hanno fatto niente per cambiare il sistema, o almeno ben poco: o ti pieghi e accetti il tuo turno, oppure scappi all’estero da codardo, almeno come nel mio caso specifico.

L’unica cosa che si è mossa è che c’è una petizione su change.org per il “Voto a 18 anni per il Senato“, indirizzata alle massime autorità della Repubblica e ai Parlamentari.

Basterà?

Autore del Post

Giacomo Galardini

Giacomo Galardini ha quasi 29 anni passati nella più totale indolenza e nullafacenza. Un bel giorno decide di lasciare Livorno per rimpangerlo tutta la vita. Scrive per farvi fare due risate ma soprattutto per far contenta la sua analista.

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