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Breve viaggio nel mio tempo

17 febbraio 2018 PODCAST
Breve viaggio nel mio tempo

Breve viaggio nel mio tempo

Il tempo, il tempo, ma che cos’è veramente il tempo? È quello che vediamo al nostro risveglio al mattino quando ci affacciamo alla finestra o è quello che ci “scappa” sempre dalle mani inesorabilmente e che vola, vola, vola via senza che nessuno riesca mai ad afferrarlo? Il tempo è entrambi, ed il mio breve viaggio nel tempo, spazierà e salterà di qua e di là come un canguro, ma andrà anche a ritroso ed indietro come fanno i gamberi ogniqualvolta parlerò del mio passato!

Da dove partirò con il mio viaggio? Da due torri famose: la Torre di Palazzo Pretorio a Pisa e la Torre di Arnolfo a Firenze.

La bellissima foto a sinistra, del grande fotografo contemporaneo fiorentino Gabriele Mantellini, raffigura la Torre di Palazzo Vecchio, ovvero la Torre di Arnolfo, situata nella famosissima Piazza della Signoria che con i suoi 95 metri di altezza svetta sulla città di Firenze; la foto a destra rappresenta la Torre di Palazzo Pretorio di Pisa e l’ho scattata io in un giorno di sole quando, in una delle mie tante camminate mattutine del fine settimane per i Lungarni, decido di scattare delle foto “storte”, forse per renderle più originali, visto che la bravura lascia molto a desiderare! In entrambe le foto c’è un campanile, il tempo che scorre, entrambi, il fotografo e la dilettante, molto dilettante, hanno cercato d’immortalare un attimo, di fermare il tempo che sembra proprio volare verso il cielo!

Geniale l’idea di Salvator Dalì del tempo che danza in questa sua scultura.

Quando si osserva quest’opera è difficile restare immobili, è qui la bravura e la genialità di Dalì, è come se volesse pilotare il nostro tempo mentre osserviamo l’orologio, il tempo si muove, danza e noi con lui.

La poesia sul tempo di Luigi Pirandello “E l’amore guardò il tempo e rise” resta una delle mie preferite sul concetto del tempo.

E l’amore guardò il tempo e rise,

perché sapeva di non averne bisogno.

Finse di morire per un giorno,

e di rifiorire alla sera,

senza leggi da rispettare.

Si addormentò in un angolo di cuore

Per un tempo che non esisteva.

Fuggì senza allontanarsi,

ritornò senza essere partito,

il tempo moriva e lui restava.

Il tema è quello del rapporto tra amore e tempo, due diverse forme di eternità che però continuamente muoiono, rinascono, fuggono e ritornano.

L’amore ed il tempo, due assiomi, due principi indissolubili che riescono ad andare d’accordo solo quando l’amore non è conflittuale, quando l’amore viene vissuto totalmente in armonia tanto da dimenticarsi completamente di ciò che sia il tempo.

Le due settimane più lunghe della mia vita: un tempo interminabile!

Sì, perché il tempo a volte può essere crudele non solo tra innamorati ma anche tra madre e figlio, è quello che è accaduto a me quando ho trascorso in ospedale le due settimane più lunghe della mia vita. Dopo aver passato una gravidanza direi perfetta continuando a recarmi al lavoro percorrendo i miei soliti quaranta chilometri (ottanta in tutto in un giorno), verso il settimo mese mi reco a fare un esame e da quel momento vengo ricoverata d’urgenza conscia del fatto che avrei potuto partorire da un momento all’altro. Ma una donna al settimo mese è pronta? No, posso assicurarvi che non è pronta per niente, nove mesi occorrono tutti per capire che stai diventando mamma, per accogliere quell’esserino che sai diventerà la persona più importante della tua vita.

Quella volta il tempo non passava vai, era lentissimo, ho detestato con tutta me stessa i medici di turno che con il loro camice bianco passavano a trovarmi alla sera, e dopo aver guardato l’ultimo dei miei cinque tracciati giornalieri mi guardavano e mi dicevano: “Signora, è fortunata, anche stasera non partorirà”!

Quelle lunghe ed interminabili due settimane che a me sono sembrate degli anni, tant’è che un giorno, sfinita dall’attesa, mi sono decisa a visitare la Cappella dell’ospedale ed è lì che ho parlato per la prima volta a mia figlia e le ho chiesto di dirmi dove preferiva stare se in pancia o fuori: il giorno dopo è nata, aveva fretta, il suo tempo nella mia pancia era terminato, aveva voglia di vedere il mondo!

Da un tempo molto intimo, delicato e molto personale, quello dell’attesa di una mamma al tempo “prezioso” dell’orologio più caro al mondo, il Patek Philippe Reference 1518 del costo di 11 milioni di dollari, che non è altro che un semplice cronografo d’acciaio prodotto nel 1943, ne esistono solo quattro esemplari, per pochi intimi, suggerisco io, provvisto di un calendario perpetuo con le fasi lunari.

Al Patek Philippe che nonostante il prestigio non mi affascina affatto preferisco gli orologi che ho potuto ammirare al Museo della Scienza di Firenze, bellissimi, che ti fanno fare un bellissimo viaggio nel passato, ti fanno ripensare con nostalgia ai nonni, a quei nonni che portavano l’orologio con la catenella legata ai pantaloni.

Il tempo, il tempo, bellissimo sempre, con le nuvole, con la pioggia, con il sole, con il vento che ti scompiglia i capelli! Bello in ogni momento della giornata: prestissimo, all’alba, di pomeriggio, al tramonto, la sera e la notte, quando chiudi gli occhi, vedi le stelle e ti addormenti felice sapendo che giornata migliore non ti poteva capitare!

Verissima questa frase di Gandhi, quante volte ci nascondiamo dietro al fatto di non avere mai il tempo per fare tutto! Ci sono uomini che nascono stanchi, stanchi di fare qualsiasi cosa e potrebbero avere anche tutto il tempo del mondo ma non gli basterebbe comunque perché non hanno idea di come potrebbero impiegarlo ed allora lì è la noia che divora e consuma il tempo, sì, la noia, la peggiore della “bestie”, la peggiore delle malattie! Ci sono anche però tutte quelle persone che amano fare tantissime cose, spaziando da un’attività ad un’altra, riuscendo a portare avanti, impegni, amicizie, amori, sono quelle persone che sanno gestire bene il loro tempo, che amano la vita, che dormono poco perché pensano che dormire sia un po’ come sprecare del tempo prezioso, sono quelle persone che alla sera ringraziano di essere al mondo!

Concludo questo mio scritto con una riflessione, con una domanda che faccio in primis a me stessa ma che sottopongo anche a voi: siamo contenti del nostro tempo? Siamo felici di come lo impieghiamo? Realizziamo tutto ciò che vorremmo o in realtà eseguiamo il nostro “compitino” quotidiano in modo automatico trasformando così le nostre giornate senza che ci sia una distinzione tra l’una e l’altra?

Sforziamoci di rendere il nostro tempo UNICO, sempre, e che ogni momento, breve o lungo che sia, ci regali delle belle emozioni, ci illumini, ci faccia sorridere l’anima e che sia come una bellissima MUSICA che ci fa esplodere il cuore con delle bellissime note che abbiamo scelto coscientemente di suonare!

Tempo,

veloce quando dovresti essere lento,

lento quando dovresti essere veloce!

Tempo,

mio adorato tempo,

prima o poi ci capiremo

e ci incontreremo

alla stessa ora,

sullo stesso treno

ed andremo alla medesima velocità

riuscendo ad essere

una cosa sola!

Autore del Post

Paola Giustiniani

Nata a Pisa, dove risiede, il 5.3.70. Studia a Tübingen in Germania e si laurea in lingua tedesca presso la facoltà di Lingue e Letterature straniere di Pisa. Lavora presso la Knauf dal 2001, multinazionale leader nel settore dell'edilizia, in qualità di Assistente di direzione di stabilimento. Per WiP Radio scrive il blog Emozioni e non solo... giustappunto.

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