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WHAT YOU’RE DOING (Lennon – McCartney)

WHAT YOU’RE DOING  (Lennon – McCartney)

WHAT YOU’RE DOING

(Lennon – McCartney)

McCartney: voce, basso, pianoforte – Lennon: cori, chitarra acustica ritmica – Harrison:  cori, chitarra solista – Starr:  batteria

Registrazione: 29, 30 settembre e 26 ottobre 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: Beatles for sale (1 dicembre 1964)

Come Every Little Thing, What You’re Doing fu scritta ad Atlantic City, al Lafayette Motor Inn, fra la sera del 29 agosto e il 1° settembre 1964.

Lennon: “Di base è di Paul. Può darsi che ci abbia messo qualcosa anch’io”.

McCartney: “Era un po’ un riempitivo per l’album. Penso sia un po’ più mia che di John, ma non ho un ricordo molto preciso; per stare sul sicuro, diciamo che è 50 e 50. Non sembra essere nata da un’idea musicale, sembra un po’ essere derivata da una frase occasionale, scelta come titolo per avere un punto da cui cominciare. A volte cominci una canzone e speri che prima
di arrivare al ritornello ti venga l’idea giusta… e a volte arriva, a volte no: questa temo sia stata una delle volte no. Direi che la registrazione è riuscita meglio della canzone, come succede qualche volta. Qualche volta una buona registrazione migliora una canzone”.

Come Every Little Thing, What You’re Doing non fu facile né veloce da registrare. Forse stanchi per la tournée statunitense, forse a disagio per il ritorno in studio dopo un mese e mezzo di assenza (dal 14 agosto), i Beatles quel 29 settembre procedettero in maniera meno spedita, meno sicura e meno efficace del consueto. Le due canzoni iniziate nel pomeriggio – Every Little Thing e I Don’t Want To Spoil The Party – non furono completate nel turno pomeridiano; la prima fu rimandata al giorno seguente, la seconda fu portata a termine, con difficoltà, in altre due ore di lavoro del turno serale. A quel punto rimaneva poco più di un’ora, e i Beatles la utilizzarono per suonare sette takes di What You’re Doing, rimandandone il completamento al giorno seguente.

McCartney: “Ho raddoppiato la mia voce e ho suonato un po’ il piano. Ringo fa una bella cosa di batteria, nell’introduzione”.

Il complimento è interessato, giacché l’introduzione di batteria – cheviene poi ripresa poco prima del finale, da 2’12” a 2’20” – fu voluta (pretesa?) da Paul come diretta citazione di Be My Baby delle Ronettes, entrata nella Top 5 britannica giusto un anno prima. Nel 45 giri, prodotto da Phil Spector e considerato fra le massime espressioni del wall of sound spectoriano, la batteria è suonata da Hal Blaine.

A completare le analogie con Every Little Thing, dopo la registrazione i Beatles non tornarono più su What You’re Doing, che non fu mai eseguita dal vivo e non fu mai proposta in apparizioni promozionali.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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