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Riconosciamo le nostre ferite originarie

Riconosciamo le nostre ferite originarie

Riconosciamo le nostre ferite originarie! Grazie alla psicoterapia possiamo andare ad analizzare quali sono le nostre ferite originarie, il percorso psicoterapeutico è fondamentale per guarire dalla codipendenza e per svelare i propri autoinganni.

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Le ferite solitamente più difficili da individuare sono quelle create con comportamenti ripetuti nel tempo e non visibilmente violenti o mancanti. Mi spiego meglio: un genitore che non nutre il figlio lo si individua perchè il bambino saerà malnutrito, ma un genitore che non nutre affettivamente in modo sano il figlio come lo si riconosce? Ad occhio non è possibile! ecco allora che il lavoro su noi stessi è fondamentale.

Solitamente l’adulto codipendente più grave ha subito una ferita narcisistica da bambino, alla quale ha risposto con la sua sensazione di inadeguatezza imparando a dire sempre si e ad aver paura di perdere le persone e il loro affetto se dovesse essere se stesso veramente e imparasse a dire No in modo fermo e deciso se è quello che vuole.

Allora come si individuano le ferite e come si curano? Certamente la psicoterapia con uno specialista serio e professionale è fondamentale. Io però posso raccontarvi come ho lavorato io su me stessa e come ho visto lavorare altri codipendenti.

Il lavoro sulle ombre.

Racconta Vappole in un suo video che rientrando da una conferenza si sentiva triste ed abbattuta ma si rendeva conto che la cosa non dipendesse dai colleghi che le avevano fatto degli appunti, bensì da se stessa e da una ferita non risolta. Ecco allora lei ci spiega come si sia chiusa in casa e abbia iniziato a meditare e con il pensiero sia tornata al  momento in cui si era sentita così l’ultima volta e abbia consolato la se stessa più giovane legittimandone il sentimento e le sensazioni che provava, facendo in qualche modo la madre della se stessa più giovane e quindi andando a curare quella ferita. Riconoscere le ferite, individuarle e lavorarci sopra è fondamentale per andare oltre.

La meditazione e la fantasia del dialogo con la bambina interiore

Molti psicologi consigliano di dialogare con la propria bambina interiore, quella parte di noi che di fatto è più connessa con il nostro nucleo e non vive con filtri e convenzioni sociali. é la parte di noi che sa benissimo cosa si stia provando e di cosa avremmo bisogno. Io solitamente per entrare in contatto con la mia bambina interiore inizio respirando lentamente e andando a rilassare ogni parte del corpo, a quel punto la incontro per poter parlare con lei dei fatti recenti, delle emozioni, per progettare insieme il futuro e le azioni, le chiedo cosa voglia e quali siano le cose che le danno fastidio.

Ecco spero che queste tecniche, di cui vi consiglio di parlare prima con il vostro terapeuta possano esservi utili.

Autore del Post

Martina Vecce

Martina Vecce è una giornalista iscritta all'albo dei pubblicisti della Toscana, esperta in web marketing e comunicazione online, ha iniziato a scrivere “Diario di una codipendente guarita” per WiP Radio dopo un percorso introspettivo molto intenso e difficile, ovviamente non vengono dati consigli psicologici, ma vengono raccontate esperienze vissute da lei o da suoi conoscenti durante il percorso di guarigione.

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