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Chi lo dice a Lucio Dalla?

Chi lo dice a Lucio Dalla?

L’amore omosessuale

L’articolo contiene parolacce.

Si raccomanda la lettura a un pubblico vasto

La cronaca racconta di tutto: adolescenti scherniti, umiliati, esclusi perché omosessuali, ragazzini che arrivano a gesti estremi, non vedendo via d’uscita dalla situazione di violenza, psichica o non, subita a causa della propria  tendenza sessuale.

C’è chi sostiene che certe cose siano sempre esistite

Quante volte avremo sentito dire commentando fatti di cronaca o quotidianità: “queste cose sono sempre esistite”. Con questa frase, che ammetto mi provochi ribrezzo, potremmo giustificare ogni gesto:  dalle guerre, agli stupri, dalle corna alla pedofilia e perfino, probabilmente, anche Pippo Baudo e Bruno Vespa! Ma se ci riflettiamo bene, però, in effetti, “in principio”, qualcuno creò le scritte sui muri, con disegni e parole del tipo “finocchio”, “frocio” ,”checca” o “culattone” come didascalie pedagogiche!

Etimologicamente parlando

A tal proposito, sarebbe forse interessante sapere che etimologicamente “finocchio” si presume  derivi dall’epoca in cui operava la Santa Inquisizione nello Stato Pontificio. In questo periodo storico i semi di finocchio, appunto, erano gettati sugli omosessuali che stavano bruciando dopo esser stati condannati alla pena di morte sul rogo, al fine di mitigare la puzza di carne (umana) bruciata.

Per quanto riguarda, invece il termine “frocio” si pensa possa derivare dai Lanzichenecchi, che, durante il Sacco di Roma del 1527, guadagnarono la  fama di soldati particolarmente brutali e “feroci” (“froci”, appunto) poiché stuprarono donne e uomini indistintamente.

Per “checca” e” culattone” preferisco lasciare a voi la fantasia di immaginarne la derivazione, non vorrei risultare troppo prolissa. Mi chiedo, a questo punto, però, se chi scriveva quei pensieri sui muri fosse così acculturato e consapevole di fare tali riferimenti storici e culturali. Ho sempre pensato fossero cafoni ignoranti ma, forse, il mio era solamente un un atteggiamento pregiudiziovolemente snob.

Niente più scritte sui muri

Adesso le scritte sui muri sono passate di moda, ora ci sono i social, le chat, il disegnino didascalico è diventato un video, ma le parole e le intenzioni sono le stesse. I più evoluti però, per onore del vero, non usano più “finocchio”, “culattone”, “checca”,” frocio”, “ricchione” o “succhiacazzo”. Quest’ultimo comunque usato anche da Sciascia nel “Il giorno della civetta”, il che ci potrebbe in effetti far pensare che, chi decida di usarlo, stia, in realtà, facendo una libera  citazione letteraria. Dovevo precisarlo perché non vorrei accusare impropriamente di ignoranza e bassezza culturale, nonché umana, chi faccia usa di tale termine.

Il termine Gay il più socialmente corretto

Sembra che “Gay” attualmente sia il termine più socialmente corretto ma, se seguito da offese e atteggiamenti omofobi, maschera ben poco, credetemi. Una ricerca recente ha infatti osservato che, almeno la metà delle volte nelle quali a scuola si usa questa parola, sia, in realtà, in senso offensivo.

 

Per coerenza definiamo anche la derivazione del termine più socialmente corretto: Gay.

La parola gay (nel senso appunto di omosessuale), deriva dal provenzale gai, letteralmente “gaio“, dal latino gaiu. Nell’antichità medievale il termine era usato come sinonimo di jolly, “giullare” di corte, quindi con il senso di “buffone”. Entro l’Ottocento e fino al primo Novecento, il termine stava ad indicare un comportamento dissoluto e disinibito. Attualmente nella lingua italiana assume una  connotazione positiva o comunque non negativa (che detta così onestamente sembra una scelta un po’ ruffiana).

C’è chi chiede di non mischiare gli amori

Chissà in che senso l’ha usato Tiziano Zarantello nel suo, si dice ironico, pezzo sul Rolling Stone Magazine dove rivendica il non diritto di Tiziano Ferro a cantare canzoni d’amore eterosessuale in quanto gay. Io di ironico non ho trovato nulla, forse perché oggi ho un po’ le scatole girate e non riesco a coglierne il senso. O forse, ora che ci penso bene, ho le scatole girate perché mi ha fatto venire in mente quando a scuola  un gay, o un presunto tale, viene cacciato dal bagno degli maschietti e mandato in quello delle femmine umiliandolo e deridendolo, giustificandosi spesso dietro un’ironia che ironia non è .

C’è chi chiede di non mischiare i bagni

Mi dimentico sempre di chiedere a questi super esperti di bagni e di ironia per quale criterio di similarità contorto, i gay dovrebbero andare nei bagni delle femmine. Ancora non riesco a comprendere: in fin dei conti i gay non sono come le femmine, no? E vale anche per le femmine gay? O loro dovrebbero andare in quello dei maschi? Mi sembra strano che qualcuno non abbia proposto addirittura dei bagni a parte, ah no, che sciocca, quella era un’offesa che di solito si riservava  a chi fosse di “razze” diverse. “Razza”, altra parola bollente, ma, visto il periodo elettorale, sorvolerò. Ogni tanto mi incarto con le offese, scusate, mi capita spesso di mischiare omofobi con razzisti, chissà perché? Devo smetterla di shakerare così i pensieri!

Chi avverte Lucio Dalla?

Comunque a questo punto, si dovrebbe anche dire al povero Lucio Dalla che non doveva scrivere di Anna e Marco o di Caruso, a quanto pare anche lui avrebbe potuto offendere qualcuno che si sarebbe potuto sentire preso in giro dalla non autenticità del vissuto. Non parliamo di Freddie Mercury, con la sua “Somebody to love” cantata da milioni di persone. Forse lo abbiamo offeso cantandola da eterosessuali, non è che allora avrebbe preferito la cantassero solo i gay?

Non ho ben capito perché il giornalista abbia eliminato gli attori da tale ragionamento, scrivendo che l’omosessualità di Vasco Rossi sarebbe più inaccettabile di quella di De Niro. Perché De Niro potrebbe essere Gay ed interpretare “Innamorasi”, e Cynthia Nixon non dovrebbe creare problemi come protagonista di “Sex and the City”pur essendo omosessuale, e Ricky Martin e George Michael invece potrebbero generare fastidi? Comunque, a questo punto, bisognerebbe anche informarsi nei riguardi di Ozpetek perché sono quasi sicura che Scamarcio e Accorsi siano eterosessuali e, forse, qualcuno si potrebbe offendere o sentirsi tradito a vederli interpretare personaggi gay. Ma, probabilmente, ora che ci penso, gli attori hanno l’autorizzazione del metodo stanislavskij mentre i cantanti no. Sì, non c’è altra spiegazione altrimenti, voi la trovate?

Il Vizietto dell’amore

Beh, non si può dire che io non ami l’ironia, e lo conferma che il “vizietto” resta per me un’opera d’arte di intelligenza per aver saputo ironizzare sull’omosessualità, dissacrando e prendendo in giro, mantenendo però  la poesia. In questo film, nessuno può non riconoscere che si parli di quel legame profondo chiamato amore (pensate che è del 1973, siamo sicuri che siamo andati avanti?).

L’ironia è uno strumento meraviglioso della mente umana.

L’ ironia permette di ridimensionare per poter comprendere meglio. Ci obbliga a nuovi punti di vista, ci aiuta ad arrivare più lontano. Ma se non usata con onestà e coerenza si svuota di significato e diventa inutile e in certi casi dannosa.

Mi piace pensare

Onestamente, mi piace pensare che il  giornalista del Rolling Stone Magaznie abbia solo calibrato male il pezzo. Mi piace pensare che il messaggio potesse essere quello di non nascondersi, dietro una facciata etrosessuale ma sentirsi liberi di essere quello che ognuno di noi è. Messaggio tra l’altro giusto, ma nel rispetto dei tempi e modi dell’altro. Non vedo perché un cantante o un amico che decidano di non condividere questo aspetto pubblicamente, debbano essere visti come traditori.

Nessuno è obbligato a mostrasi se non vuole

Quando e se, un omosessuale scelga di raccontarsi va accolto non accusato di aver mentito fino a quel momento. Questo non vale solo per l’omosessaulità, ma per qualsiasi scelta personale. Il mondo non è bianco o nero, ma per fortuna è di molti colori e soprattutto il mondo non gira intorno a noi. Se un amico  (seguendo l’esempio del giornalista) o una Star decide di nascondere degli aspetti intimi, possiamo chiederci perché abbia sentito questo bisogno invece di sentirci traditi?  Inoltre,  siamo sicuri che conti così tanto di chi sia innamorato o no Tiziano Ferro, quando canta tanta intensità. L’amore non è semplicemente amore? Le emozioni non sono semplicemente emozioni? Del resto Mina in una delle sue più grandi interpretazioni non usava le parole di Malgioglio?

 Ma poi succede che…

Nell’ambito del Progress Test 2017 somministrato a oltre 33mila universitari iscritti a Medicina e Chirurgia e volto a valutare i progressi nell’apprendimento a partire dal secondo anno di studio sia stata formulata la seguente domanda: “Quale è la stima del verificarsi dell’omosessualità nell’uomo?” all’interno di un test su “diagnosi, genetica, malattie e comportamenti da tenere di fronte a certe malattie”.  Beh, su questo proprio non riesco ad ironizzare visto che è dal ’73 che l’omosessualità non è più considerata un malattia. Onestamente, trovo questo molto più grave di un pezzo scritto in una rivista da un giornalista.  Con tutto il rispetto per la rivista e il giornalista.

Arriveremo a non dover più scrivere di tutto questo? Arriveremo a superare l’omofobia?

“L’omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata sotto forme diverse, quali discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica. Si manifesta inoltre sotto forma di persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza”. ( 2006 Parlamento europeo).

Che stupidi che siamo

Quindi, l’articolo uscito in Rolling Stone Magazine, ironico o no, è lo specchio del fatto che ci sia ancora tanto da fare nell’ambito del pregiudizio sulla diversità e sul bisogno di chiuderci in un ordine tranquillizzante dove, per quanto possiamo sentirci aperti, esiste sempre un noi e un loro.

Ma del resto questi sono solo pensieri shakerati di un’anima sognatrice, non fateci troppo caso.

Adesso che ci penso, sarò autorizzata a scrivere un pezzo sull’omosessualità essendo etero? Devo chiederlo a Tiziano Zarantello!

Vi lascio così con un po’ di poesia, che, di tutti o no, io sento decisamente mia.

Alla prossima!

Autore del Post

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio "Fuori Piove" (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di WiP Radio.

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