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I Migliori Album Elettronici e Sperimentali del 2017 – Parte 2

I Migliori Album Elettronici e Sperimentali del 2017 – Parte 2

I Migliori Album Elettronici e Sperimentali del 2017 – Parte 2

 

Forest Swords – Compassion

album

Matthew Barnes, nel suo album del 2017, esplora i caldi e spaziosi territori elettronici che ha avuto modo di curare durante gli anni di carriera come Forest Swords. Le urla e i gemiti dei samples vocali sottesi ai tappeti percussivi, rendono Compassion più umano che meccanico, nonostante le astrazioni di Barnes si sottraggano alla narrativa letterale.

 

Lushloss – Asking/Bearing

album

Olive Jun apre un’intima e disarmante conversazione con sua madre durante tutta la prima metà di Asking/Bearing e le domande che pone – sulla famiglia, sui ricordi, sui legami e sul senso di perdita – ispirano i sibili vocali e le tracce di synth comprese nel resto di questo album di debutto. Lushloss disseziona gli effetti dei traumi, sia individuali sia intergenerazionali, attraverso una serie di canzoni che suonano come se fossero sempre sul punto di rompersi e rinascere.

 

Joni Void – Selfless

albumPiù conosciuto come Johnny Ripper, Jean Cousin ha debuttato quest’anno con il nome di Joni Void con una soffocante discesa nel caos esistenziale. Parole sull’impossibilità di essere conosciuti al meglio dalle altre persone, insieme a interruzioni di rap e a un pianoforte dal ritmo incostante, procedono in Selfless, che è un lavoro elettronic coinvolgente ma allo stesso tempo terrificante.

 

Blanck Mass -World Eater

albumBenjamin John Power dei Fuck Buttons,  in questo lavoro da solista approfondisce delle atmosfere post- umane; World Eater porta con sé una considerevole quantità di elementi di disturbo, ma più che ogni altra cosa, i suoi ritmi ferali e le voci sintetizzate rimangono focalizzati su una propulsione all’avanzamento.  Questo è un album che, invece di mettere in ansia, smuove in senso positivo, nonostante i suoi lati più oscuri e cinici.

Ryuichi Sakamoto – async

albumIspirato in parte dai bellissimi film di Andrei Tarkovsky, Ryuichi Sakamoto trova, in maniera simile, il significato nelle discordanze della natura e nel problematico ruolo dell’umanità che si trova a che fare con esse. Con synth, piaoforti e archi, async simula una struttura che si sforza a mantenere la sua forma combattendo contro i danni dell’entropia, come un essere umano che muore e cerca di rimanere separato dal pianeta Terra.

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