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Il mondo degli adolescenti: dal diario segreto di un adulto

Il mondo degli adolescenti: dal diario segreto di un adulto

Con ai piedi un paio di Super Star come in Matrix viaggio nel mondo dove Ghali è il poeta degli adolescenti e Fedez veste Supreme.

Caro diario,

Vi è mai successo di inciampare nel mondo dei nuovi adolescenti?

Come in Matrix immaginate di rispondere a un telefono, cambiare dimensione spazio temporale e essere trasportati nell’universo dei giovani di oggi.

 

Giuro che se decidete di partire per questo viaggio i soldi del biglietto varranno la pena!

 

Intanto specifichiamo: gli adolescenti di oggi ignorano completamente cosa sia Matrix! Vagamente, hanno intravisto durante uno zapping annoiato la trasmissione televisiva ma del capolavoro di Lana Wachowski & Andy Wachowski nessuna traccia di memoria, tantomeno di conoscenza.
Cresceranno ugualmente? Forse sì, chissà!

 

Cammino con le loro scarpe

Quindi, ho indossato un paio di Adidas Super Star e, senza nemmeno battere i tacchi tre volte, ho iniziato a curiosare pensando di trovare un mondo già visto, già calpestato. Una specie di Amarcord come quando rivedi una punatat di Dawson’s Creek.

 

Che presunzione pensare di saper tutto!

Le mie scarpe si ritrovano a scuola e si mischiano con altre perfettamente identiche.
Cammino tra i corridoi, sempre uguali, quelli purtroppo non cambiano mai, stessi banchi, stesso odore, stesso poco colore.

Mi sento sicura di saper già tutto, perché già studiato o già vissuto. Ma la fase Amarcord dura ben poco.

 

All’improvviso il London Eye

Riconosco della musica, mi avvicino incuriosita. Un gruppetto sta guardando un video su YouTube.

Ah sì, è la musica che sento canticchiare dai miei figli, quella a cui non ho dato mai troppa importanza.

“È Rap”, anzi specificano: “Trap (“Trap deriva da “Trap House”: un appartamento abbandonato, solitamente nei sobborghi di Atlanta”, Wikipedia docet, “dove gli spacciatori afroamericani cucinano e spacciano stupefacenti”)

Quante parole nuove quante cose che non so!
Sono incuriosita e divertita.

Avete presente quando ti trovi in una città in cui sei già stato ma dove ritorni dopo tanto tempo? Un po’ la sensazione della ruota panoramica di Londra comparsa prepotentemente nello skyline per ricordarti che non sei più la diciottenne partita per Londra a imparare l’inglese (si fa per dire). Impossibile non salirci e guardare il mondo da un occhio nuovo.

 

Tra loro una nuova poesia

Incontro questo tipo con le treccine che rappa “roba pazzesca” direbbero i giovani.

M’incanto ad ascoltare quelle parole.

Ghali

“ninna nanna ninna oh… questo Flow a chi lo do”.
È un flusso, che parla di contaminazioni culturali e del modo che nel bene o nel male questi adolescenti si trovano a vivere.

“Ma tu digli che sono un tipo easy / figlio di ma’ e i suoi sacrifici / sì sì sì sì, si crede in Dio / tu pensi che l’Islam sia l’Isis. Perché hai un amico marocchino e ti ha insegnato solo parolacce a mandare a fare in culo e forse forse pure a dire grazie”.

 

Un mondo dove i nuovi poeti (e se lo dice Saviano tutti siamo d’accordo no?) come Ghali, spiegano questa contaminazione.
Certo, non sono sicura che tutti questi ragazzini, con le mie stesse scarpe ai piedi, capiscano fino in fondo questa poesia, ma del resto noi capivamo i Nirvana? O siamo riusciti a comprendere solo dopo. Capivamo Guccini veramente quando lo rievocavamo alle Autogestioni?

 

Impegnativo questo mondo, penso

Fedez e e Chiara Ferragni

Cammino tra questi ragazzi, che, a prima vista, mi sembrano omologati, tutti uguali con camicie a quadri e felpe Suprime vere o false (che importanza fa per loro: quella di Fedez e Chiara Ferragni “sconosciuti da una vita” costa troppo!)

 

 

Vestiti simili, ragazze e ragazzi che “si conoscono da sempre, non si sono mai capiti e citano Baudelaire senza sapere chi è”(cit. Fedez & J-Ax).
Una ragazzina mi spiega: ”è più comodo, mi scambio i vestiti anche con mio fratello, e poi perché dovremmo vestirci diversamente dai ragazzi se a noi piace così? Siamo tutti uguali.”

Quella frase buttata lì, mi colpisce, “siamo tutti uguali”. In un mondo pieno di differenze loro si sentono tutti uguali.

 

Siamo tutti uguali

Che potenza hanno gli adolescenti!
Vivono in un mondo dove culture diverse si intrecciano, ma tutti vestono uguali, ascoltano la stessa musica, siedono agli stessi banchi e forse chissà hanno anche gli stessi sogni.
Noi adulti parliamo di migrazione, di mondo cross cultural, e, seduti a cena o nei parlamenti del mondo, discutiamo se questa contaminazione sia giusta o sbagliata. Loro invece lo vivono e lo trasformano in qualcosa di nuovo. Non si chiedono se sia giusto o sbagliato, bello o brutto, vivono e si adattano trasformando la società.

Mentre noi parliamo se sia corretto cambiare, loro sono il cambiamento.
Quante cose sto imparando da questo viaggio, senza neanche accorgersi questi adolescenti mi stanno insegnando qualcosa.

 

Un adulto con le loro scarpe è roba strana

Lo ammetto, mi guardano in maniera strana: un adulto con le stesse scarpe, sono perplessi forse.

Ma non si oppongono sono abituati a gestirci.

Si sono adattati a un mondo che cambia, in continuo mutamento, un mondo veloce. Un mondo Samart
È il loro.

È il mondo che abbiamo lasciato loro. A noi fa paura, loro lo vivono.

Capisco che, se voglio comprenderli, devo dimenticare la mia adolescenza, decisamente non è lo stesso film: questo è un mondo diverso, con un futuro diverso e nessuno meglio di loro può spiegarmelo.
Stanno vivendo una dimensione nella quale le sollecitazioni sono più di quello che pensavo e, probabilmente, è anche un mondo dove non possono permettersi di sbagliare, di non essere perfetti. Un mondo dove sono guardati a vista da registri elettronici, trova il mio iPhone e social network, e in cui non sono liberi di sbagliare e provare a farcela da soli.

Un mondo dove se commetti un errore sei bannato

 

Ora di segreto cosa c’è?

Vi ricordate il famoso diario segreto? Era peccato mortale quando un genitore lo apriva per sbirciarvi dentro (anche se poi diciamo la verità lo facevano!). Ora di segreto cosa c’è?

Nella loro scuola il registro elettronico non permette “bruce” o cattivi voti nascosti e poi rimediati. Non c’è più il “come farò a dirlo ai miei”. Adesso questi ragazzi non mentono, non possono più.

Non devono più sforzarsi di trovare il limite tra il giusto e lo sbagliato, non devono più provare a comunicarci qualcosa che non ci piacerà perché, tornano a casa e noi sappiamo già tutto. O almeno pensiamo di sapere tutto.

 

Se ci fosse stato il registro elettronico al tempo dei miei genitori non avrebbero “bruciato” e non si sarebbero conosciuti. Inquietante: la mia vita probabilmente dipende da questo! 

 

Guardati a vista

Mi chiedo allora come facciano a individualizzarsi da noi se non si contrappongono o almeno ci provino.

Se potrò vedere se mia figlia sia sul mare a sbaciucchiarsi con il fidanzato invece che a studiare storia solo linkando con una app, forse non si sbaciucchierà e studierà storia?

Non lo so.

Non so se a loro faccia così bene non scegliere di fare “brucia” e non commettere quei piccoli errori che ci insegnavano a rimediare.

Onestamente non so se serva o no a loro e non so se serva o no a noi adulti che abbiamo l’impressione di avere sempre tutto sotto controllo, senza il minimo sforzo. Avere così facilmente la possibilità di sapere tutto, non ci fa perdere l’abitudine a guardare? Non poter sbagliare, non porta a commettere errori più gravi?
Ma per loro sono normali il registro elettronico, trova il mio iPhone e la videochiamata, non si fanno problemi, noi genitori siamo più tranquilli e anche i prof. Vanno avanti.

Ma camminando con le loro scarpe mi chiedo cosa pensino di noi.

 

Sei la mia notifica preferita

Sono abituati a postare, taggare, screenshottare, si raccontano su instagram e musical.ly (per noi sembra figo WhatsApp ma per loro è Instagram la rivoluzione, il mondo non segreto ma da mostrare).
La dimensione dell’intimità è cambiata, non se ne preoccupano. Normalizzano tutto e cantano sei la mia notifica preferita

Non è che alla fine conosciamo di loro solo quello che ci dice Instagram e il registro elettronico?

Guardandoli mi sembra abbiano così tanto da mostrare ma, forse, non sempre riusciamo a vederlo, pensando di sapere tutto di loro.

 

Poi giro l’angolo

Vado a sbirciare un po’ più in là. Il posto che da scuola non si vede. Mi aspetto di trovare chi fuma le sigarette di nascosto o al massimo chi fa passare un po’ di fumo. Ai tempi miei era così. Ma qui il mondo di Matrix diventa più tosto. Stesse scarpe, stessa felpa, stessa musica, mi avvicino ma una specie di bolla mi respinge. Non posso entrare. Non mi posso avvicinare lì. Vedo droghe pesanti, vedo alcol, vedo slot machine, vedo attacchi di panico, vedo depressione, vedo solitudine.

 

Come è possibile? I registri elettronici, le app, il mondo super controllato. Come hanno fatto quei ragazzi ad entrare in quella bolla di vetro? E possono uscire? Da dove viene tutto quel disagio? Eppure non sono ragazzi ai margini, non vengono da famiglie disadattate. Tutti i loro genitori avevano le password del registro elettronico e l’app sull’iPhone.

La bolla di Vetro

Resto lì a osservarli, sperando che qualcuno incroci il mio sguardo. Ogni tanto uno di loro esce dalla bolla di vetro infrangibile, si siede accanto a me e ha voglia di parlare. Raccontano storie in cui hanno sbagliato e lo sbaglio li ha schiacciati. Qualcuno è inciampato, qualche altro si è schiantato a cento all’ora contro la vita.

A un certo punto non sono stati più perfetti. Raccontano, raccontano e qualcuno sta meglio. Allora provo a prenderli per mano e con loro torno davanti scuola. “Come faccio? Loro non possono capire? Mi sento diverso” mi confidano.
A piccoli passi si riavvicinano e poi li perdo di vista, omogenizzati a tutti gli altri. Chissà quanti di questi adulti del futuro avranno profonde cicatrici.

Allora forse mi sbaglio, forse c’è un perché ascoltano Ghali, forse non fanno finta di capirlo, forse ognuno di loro si sta scontrando con un mondo che non è così facile come pensiamo noi adulti nonostante controlliamo, preveniamo, organizziamo le loro vite.

Mi dispiace un po’ lasciarli ma il telefono squilla e il mondo di Matrix si sta chiudendo.
Torno a casa con una consapevolezza diversa, le Adidas Super Star ai piedi e Ghali in cuffia. Vedo mia figlia “Ora ascolti anche Ghali?” mi dice guardandomi con aria rassegnata ”Sei strana eh? …ridammi le mie scarpe mamma”. Io la guardo: tra poco anche lei sarà adolescente (o forse lo è già e non me ne sono accorta) “e tu ridammi le mie” rispondo.

Caro diario,
questo viaggio mi ha cambiata,

ora ti saluto, vado ad aggiornare la mia mia playlist e a fare un live su Instagram

sperando di non essere bannata.

http://video.repubblica.it/edizione/firenze/fuori-piove-un-sex-and-the-city-in-salsa-livornese/289648/290267

 

 

Autore del Post

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio “Fuori Piove” (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale.
Adesso inizia la sua esperienza come blogger di WiP Radio.

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