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Migranti e patate

Migranti e patate

MIGRANTI E PATATE

La scena, trasmessa dai tg, in cui si è vista una motovedetta della guardia costiera libica che, di fronte ad un’imbarcazione di un’organizzazione non governativa, cercava di colpire un gruppo di disperati migranti che era sfuggita dalle coste libiche con il solito barcone, ci riporta alla dura realtà. Lo ha denunciato anche uno dei pochi politici italiani che cerca di mantenere una visione lucida sul problema epocale dell’emigrazione dei popoli, Emma Bonino, che rende risibili le passerelle del ministro degli Interni Minniti, quanto mai sopravvalutato, alle feste tricolori della destra.

Perché i disperati continuano a fuggire dai campi di concentramento della Libia dove la regola sono gli abusi e le torture, dove sono in mano a bande criminali che gestiscono il traffico, dove c’è (o meglio non c’è) un governo inesistente di un paese praticamente in fallimento. Il bello è che noi paghiamo tutto questo, finanziamo anche quella motovedetta libica che, non potendo sparare per la presenza di testimoni scomodi, cercava di colpire e affondare i poveracci che erano in mare, centrandoli a colpi di patate (crude ovviamente) lanciate con violenza e travolgendoli e uccidendoli  poi con la motovedetta. Ecco, come contribuente preferirei che i soldi dello Stato italiano venissero spesi in un altro modo.

MOLESTIE

So di affrontare un argomento scivoloso, ma non posso fare a meno di notare come dal caso del produttore americano Weinstein sia esplosa una bolla mediatica che rincorre chi è stata molestata (e qualche volta molestato) e da chi. Oggi su “la Repubblica” c’era addirittura una pagina con le foto dei molestatori più famosi, una sorta di “chi è?” della molestia.

Intendiamoci bene il molestatore è sempre stato una figura squallida dell’universo maschile o meglio maschilista che vede le donne come prede. Sono rimasto esterrefatto della “confessione” di una nota ministra svedese che ha rivelato di essere stata molestata da un collega estero durante un summit internazionale: per la serie “avere la faccia come un c..o”. Detto questo e sperando di arrivare ad un mondo in cui il palpatore seriale, il disturbatore di strada (odiosissimo), il chiacchierone da bar, siano macchiette di un passato lontano su cui ironizzare, non possiamo che rimanere colpiti da queste continue rivelazioni di molestie di 30 anni fa (ma anche meno), dove è impossibile ormai capire come siano andate le cose e che guarda caso riguardano persone ricche e famose, proprio quelle che creano un interesse morboso. E che finiscono per svilire un problema serio come quello del ruolo della donna nel pubblico e nel privato. Anche perché il molestatore non è solo Weinstein, ma sono le migliaia di Beppe, Mario o Gianni qualunque sparsi per il mondo, delle cui prepotenze non apparirà neanche una riga sui giornali ovviamente. Ecco, la vicenda sa troppo di bolla mediatica e il timore è che si sgonfi, lasciando il problema dove e come era, ma con un pizzico di scetticismo in più.

Autore del Post

Tiziano Arrigoni

Massetano – follonichese – piombinese – solvayno, insomma della Toscana costiera, con qualche incursione fiorentina, Tiziano Arrigoni è un personaggio dalle varie attività: scrittore di storia e di storie, pendolare di trenitalia, ideatore di musei, uomo di montagna sudtirolese ed esperto di Corsica, amante di politica – politica e non dei surrogati, maremmano d’origine e solvayno d’adozione, ecc. ecc… ma soprattutto uno che, come dice lui, fa uno dei mestieri più belli del mondo, l’insegnante (al Liceo Scientifico “E.Mattei” di Solvay) e, parlando e insegnando cose nuove, trova ispirazione e anche “incazzature”, ma più la prima, dai suoi ragazzi di ieri e di oggi.

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