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WORDS OF LOVE (Buddy Holly)

WORDS OF LOVE (Buddy Holly)

WORDS OF LOVE

(Buddy Holly)

McCartney: voce, basso – Lennon: voce, chitarra ritmica – Harrison: voce, chitarra solista – Starr:  batteria, custodia
Registrazione: 18 ottobre 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: Beatles for sale (1 dicembre 1964)

 

Un indizio del legame speciale che i Beatles avevano con Buddy Holly è certamente il fatto che la prima canzone in assoluto da loro registrata, nel 1958 (vedi capitolo “Preistoria”) fu proprio una canzone del musicista americano: That’ll Be The Day.

MacDonald: “Durante l’adolescenza, i Beatles avevano per Holly una vera e propria adorazione, e – in diversi momenti della loro attività –eseguirono una decina di sue canzoni.

Probabilmente i Beatles elaborarono il nome del loro complesso attraverso una variazione di quello del gruppo di musicisti del gruppo di accompagnamento di Buddy Holly, i Crickets.

 

Per John, in particolare, il cantante-chitarrista-compositore-produttore di Lubbock era un modello al quale guardare, e non solo per ragioni musicali.

Lennon: “Buddy Holly era un grande, e portava gli occhiali, il che mi piaceva. [Lennon detestava portare gli occhiali, che gli erano però necessari]. Fu il primo, fra quelli della cui esistenza ci rendemmo conto in Inghilterra, che sapeva cantare e suonare contemporaneamente, non solo accompagnarsi con la chitarra, ma proprio suonarla”.

 

McCartney: “Buddy Holly era diverso da tutti gli altri. Veniva da Nashville, e attraverso di lui imparammo a conoscere la scena del country&western. Ancora oggi ammiro lo stile vocale di Buddy, le sue capacità compositive. Una delle cose che hanno distinto i Beatles è che si scrivevano le loro canzoni: oggi se lo aspettano tutti, ma all’epoca non lo faceva nessuno. John e io abbiamo cominciato a scrivere canzoni grazie a Buddy Holly”.

C’è quasi da stupirsi, alla luce di tutto ciò, che Words Of Love sia stata la prima e unica canzone di Buddy Holly registrata ufficialmente dai Beatles e inclusa nel loro canone, anche se poi, da solisti, gli renderanno altri omaggi e tributi.

Dopo la registrazione per Beatles For sale non risulta che i Beatles abbiano più suonato Words Of Love. Il solo McCartney ne eseguì una versione acustica per il film del 1985 The Real Buddy Holly Story.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un’inaspettata giornata d’estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro.
L’infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita.
Il mare lo guardava perplesso.
Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l’inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio.
Il mare scuoteva la testa.
Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell’armadio). Claudio Lolli chiese “permesso” e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti).
Il mare aspettava.
Venne l’ora provvisoria del buon senso e del “mettisufamiglia”. La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell’armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro.
Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni.
Era una folla.
Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa.
Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale.
Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò.
Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po’ impacciato a dire il vero).
Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi.
Il mare, un po’ invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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