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Serie A: i club ricchi sono sempre più ricchi e non perdono più

Serie A: i club ricchi sono sempre più ricchi e non perdono più

Serie A, campionato delle diseguaglianze. In Italia, i ricchi sono sempre più ricchi e il calcio non fa eccezione.

Dopo undici giornate di campionato, la forbice tra le prime cinque squadre in testa e il resto della classifica ha raggiunto i sui massimi storici. E il divario con le ultime cinque non e’ mai stato cosi’ ampio. E’ una tendenza che si ritrova in tutti i campionati, ma soltanto in Italia e’ cosi’ marcata, soprattutto se paragonata alle altre quattro leghe principali. Ma non ci si faccia prendere di sorpresa: quello che potrebbe sembrare un segnale di ricchezza e di forza delle nostre prime della classe, e’ in realtà un sintomo di debolezza e di pochezza tecnica del nostro movimento calcistico.

Ma andiamo con ordine e cominciamo dalle classifiche. Premessa: abbiamo preso in considerazione Serie A, Premier League, Liga, Bundesliga, League 1. Di ognuno di essi, abbiamo preso in considerazione le vittorie complessive delle prime cinque squadre in classifica e i punti realizzati dalle ultime cinque. La Serie a e’ in testa in entrambe le graduatorie. Nel senso che in nessun altro campionato le prime cinque della classifica hanno ottenuto complessivamente cosi tante vittorie e le ultime cinque cosi pochi punti.

Vediamo il dettaglio. Le prime cinque della serie A hanno ottenuto 44 vittorie; sulla stessa linea il campionato francese (35 vittorie), quello inglese (34) e quello spagnolo (33), mentre piu’ incerto quello tedesco, dove le prime cinque della classe hanno messo insieme “soltanto” 29 vittorie. Lo stesso vale per le ultime cinque in classifica, esattamente al contrario: in Italia hanno ottenuto 28 punti, sullo stesso livello ci sono Francia, (39), Gran Bretagna (36) e Germania (32), mentre la Spagna si ferma a 29, comunque sopra la serie A.

Negli anni passati era sempre stata la Spagna la terra di diseguaglianze calcistiche, con due avversarie nettamente sopra tutte le altre. Ma gli ultimi sei campionati dominati dalla Juventus e tre stagioni in cui solo due squadre si sono classificate per la fase a gironi per a Champions League, hanno contribuito all’involuzione della massima serie. La crisi economica ha fatto il resto: gli anni dei grandi mecenati e dei paperoni che potevano mantenere decine di campioni e’ ormai finita. Il livello tecnico del campionato italiano si e’ drasticamente abbassato, ed e’ rimasto solo quello tattico. In pratica, poca corsa e tante botte. Altrove hanno puntato sui giovani (la Germania), il palleggio (la Spagna), lo spettacolo e il marketing (l’Inghilterra), i talenti (la Francia). Lo dimostra anche la Nazionale, che rischia di non arrivare al Mondiale, mentre le altre quattro nazioni prese in esame hanno già staccato il biglietto per la Russia.

Urge correre ai ripari. Per esempio riportando la Serie a a 18 squadre e riducendo il numero di squadre semi professionistiche. Anche per evitare di essere l’unica lega delle cinque maggiori ad avere ancora una squadra a zero punti dopo undici giornate, il Benevento. Nemmeno in Spagna da sempre terra di diseguaglianze calcistichehanno un simile record: l’Alaves, ultimo in classifica, almeno una partita l’ha vinta.

Autore del Post

Luca Pagni

Nato a Genova ma a sei anni calamitato nelle pianure padane. Ormai milanese, dall'89 scrive per Repubblica, cronaca cittadina poi politica ora economia. Milanista ma i fatti separati dalle passioni. Del resto lo racconta in Facebook.com/bollettinomilan e sul suo blog di WiP Radio.

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