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Ma così non VAR per nulla bene

Ma così non VAR per nulla bene

Ma così non Var per nulla bene

Premessa: sono assolutamente favorevole alla VAR. La tecnologia può aiutare gli arbitri a gestire le partite (con una drastica riduzione delle proteste), eliminare il più possibile gli errori, ma anche sospetti. Del resto, in precedenza, l’unico anno in cui gli arbitri furono assegnati tutti per sorteggio, guarda caso vinse il Verona.

Ma, pur difendendola, penso che le regole con cui avvengono le chiamate non funzionino. Anzi, rischia di aumentare l’arbitrio, spostando solo il “potere” di indirizzare le partite dall’arbitro in campo a quello nello stanzino dove si esaminano le immagini.

Certo, le statistiche ci dicono che gli errori arbitrali sono diminuiti dall’inizio del campionato. Ma ci mancava anche: avrebbero, forse, dovuto aumentare o rimanere gli stessi? Già con la “gol line technology” si sono riparati tanti possibili torti: pensiamo al gol di Zapata nel derby di ritorno dell’anno scorso: con due punti in più l’Inter sarebbe andata in Europa al posto del Milan. E la Juventus non avrebbe vinto, con tutta probabilità, il primo scudetto di Conte, se fosse stato assegnato il gol di Muntari. Con il Video Assistant Referee si fa un ulteriore passo in avanti, soprattutto sui gol in fuorigioco. Ma rimane del tutto incomprensibile la gestione sui calci di rigore, i quali rimangono un terno al lotto. Qualsiasi trasmissione televisiva, per esempio, ha detto che al Milan mancavano due rigori: se lo hanno visto i giornalisti alla moviola come è possibile che non se ne siano accorti gli assistenti davanti al loro video e non abbiano corretto l’arbitro?

Allora, avanzo una modesta proposta (che tra l’altro vado ripetendo da inizio campionato): così come nella pallavolo o il tennis: la Var va chiamata dalle panchine e non lasciata all’intervento discrezionale degli arbitri. Due al massimo tre chiamate per partita: se la chiamata è giusta rimane inalterato il numero di intervento, altrimenti si scalano.

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In questo modo ci sarebbe più trasparenza: le immagini si vedranno in televisione o sugli schermi, mentre le guardano gli arbitri, e tutti potranno giudicare. Inoltre, i giocatori staranno molto attenti (così come le panchine) a chiamare l’intervento quando sanno che è molto dubbio, per non perdere una delle 2-3 possibilità. Un giocatore che ha provocato un rigore lo sa, cosa ha fatto: a meno che l’episodio sia al 90′, allora ci sta tentare il tutto per tutto.

In questo modo, infine, si seguirebbe molto di più il “flusso” del gioco e non si prenderebbero decisioni televisive: certi fuorigioco millimetrici potrebbero non essere fischiati (salvo chiamata) perché il difensore sa che l’attaccante è partito alla pari con lui e non più avanti.

Si potrebbe ancora intervenire e cambiare le regole, visto che il campionato italiano la sta sperimentando per conto dell’Uefa e della Fifa. Ma temo che la decisione della chiamata rimarrà nelle mani degli arbitri nel loro stanzino. Il perché lo capite da soli: come minimo è una questione di potere.

Autore del Post

Luca Pagni

Nato a Genova ma a sei anni calamitato nelle pianure padane. Ormai milanese, dall'89 scrive per Repubblica, cronaca cittadina poi politica ora economia. Milanista ma i fatti separati dalle passioni. Del resto lo racconta in Facebook.com/bollettinomilan e sul suo blog di WiP Radio.

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