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I dieci motivi per non andare in bicicletta a Bruxelles

I dieci motivi per non andare in bicicletta a Bruxelles

I dieci motivi per non andare in bicicletta a Bruxelles

Come se ce ne fosse davvero bisogno, come se ne sentisse davvero la necessità, eccomi tosto a spiegarvi qualcosa che non mi avete chiesto. Da ormai un anno e sei mesi sono costretto a vivere a Bruxelles, in Belgio. Il Belgio, la capitale di uno stato fantoccio, con ancora una monarchia (siamo nel 2017 e c’è ancora il re), un posto orribile. Il vanto culinario nazionale sono le patatine fritte, l’edificio più bello del paese è l’Atomium ed è uno stato che non ha identità nazionale: nella Vallonia al sud si parla francese, nelle Fiandre al nord si parla olandese e Bruxelles è un enclave franco-angolofona, culla della burocrazia europea e delle lobby selvagge. Pensate a come cantare l’inno nazionale: in che lingua? E che televisione guardare? E in che lingua il Re parla al paese? E come fa il federalismo a funzionare? Tutto questo prossimamente, oggi parliamo di bicicletta (che devo scrivere per intero sennò il SEO di google mi infama). Inoltre debbo dire che il contratto che c’ho qui ora in Italia a ventotto anni o c’hai il papà in ditta oppure COLLOSTRACAZZO.

Atomium Bruxelles

Atomium, Brussels

 

Allora partiamo da questo presupposto: Bruxelles come mezzi pubblici è servita moderatamente bene. Spieghiamoci meglio. Per darvi un idea, quando ai tirocinanti del parlamento europeo viene chiesto di dare un giudizio sui mezzi di traporto a Bruxelles, se sei del nord Europa ti strappi i capelli, se sei del sud invece fai: “ma lo sai che non è affatto male?”. Bruxelles ha 5 linee di metropolitana, numerosi autobus e tram e bus di trasporto notturno (fino alle 2). La città non è neanche troppo estesa ma i veri problemi sono:

  1. U’ traffico: Non se ne esce. Dove vai vai, c’è fila, a tutte le ore del giorno e della notte.

“U’ trafficu è a piaga cchiù granne!” (cit)

  1. La pianificazione dei mezzi: I trasporti e le linee dei mezzi si muovono a raggiera, cioè si irradiano dal centro alle periferie in linea retta. Quindi se io teoricamente volessi andare dal quartiere di Ixelles, sud-ovest, a Schaerbeek (scusate la pronunzia, qualora vi trovaste a tavola), nord-ovest, doverò passare per forza dal centro. E il centro è una conca, una valle circondata da colli. E comunque a Schaerbeek che ci cazzo ci andate a fare? Par d’esse a Rabàt, io ci penserei due volte. Ma state a casa no? Non lo sapete che la maggior parte delle disgrazie al mondo avvengono alla gente che non se n’è stata a casa propria?

Molenbeek, ridente quartiere tranquillo a maggioranza etnica caucasica

Il meteo

Fa cagare. Piove a vento. L’ombrello è inutile, anzi peggiora le cose e – passatemi il francesismo – “ni fa come ir cazzo alle vecchie”, come solea chiosare il Montaigne nei suoi saggi “Sullo scorporo dell’iva e altri neghittosi passatempi”.  La media delle precipitazioni cittadine, calcolata dal Reale Istituto di Meteorologia del Belgio – coordinato dal solerte colonnello dell’aeronautica militare di origine franco-vietnamita Vien Jur Mondò (un po’ un Giuliacci nostrano, però senza baffi e molto più fumino) – ammonta a 4 diti d’acqua al giorno dal lunedì al venerdì, concentrati tutti nel lasso di tempo 8:30 – 9:30 AM e 17: 30 – 19: 00 PM, mentre il fine settimana viene giù a secchiate sine requie, specialmente quando dovete andà a trombà con la ganza.

Quindi, che cazzo ci andate a fare in bici se piove? Beh io non ci andrei, ma dopo anni passati in Danimarca e nei Paesi Bassi posso dire: NON C’E’ NIENTE CHE FERMI UN CICLISTA. I tedeschi dicono: “non esiste brutto tempo, solo pessimo equipaggiamento”. E’ che c’è tanta ingratitudine, via, fammi sta zitto.

Bruxelles è in salita. sellexurB è ni asecsiD.

Quando Carlo I di Lorena fondò la città nel 692 d.C. sfruttò la posizione strategica dovuta ad un ansa del canale Kroel che era popolata dalla fitta vegetazione. La città deve il nome alla fusione delle parole Broek e Seele che in antico fiammingo significavano “foresta” e “casa”. La collina sovrastante era infatti un ottimo avamposto per osservare i nemici e garantire ai difensori un’ottima posizione di difesa, già ampliamente sfruttata dai Romani. Infatti Carlo I di Lorena, rei dei Lotaringi, di sicuro non aveva mai fatto la salita del castello a piedi quindi con lo stracazzo che gliene fregava delle salite, che se le facessero i plebei e poi comunque lui c’aveva altre cose da fare tipo ingravidare la cugina di primo grado e scoreggiare di notte nelle stufe del castello per amplificarne il rumore, giuoco atto a svegliare i sudditi di notte grazie a un complicato effetto di eco e tubi di ghisa. Ad ogni modo nella sua ottusa cecità di nobile non avrebbe mai pensato che un bel giorno qualcuno avrebbe inventato le bici e comunque lui avrebbe girato con la Bentley. Dice fosse finocchio.

Comunque Bruxelles, come già citato, è veramente in una conca. Se sei in centro benissimo, ma se sei squattrinato e vivi fuori che Dio ti aiuti. La pendenza media di ogni mio tragitto è 73 metri. No, non continuate a fare sì con la testa e a leggere. Sto parlando di settantatrè metri. La torre di (scusate la volgarità inaudita ma necessaria, la parola che sto per dire potrebbe urtare la vostra sensibilità) PISA è 53 metri. Quindi succede questo: in salita bestemmio – come un turco – in Italiano in barba alle regole del quieto vivere facendo inorridire i passanti, in discesa prego Dio che mi vadano i freni.

I binari del tram

I binari del tram sono una trappola mortale. Ora, non solo i binari in sè per sè sono problematici nel momento in cui ti rimane incastrata la ruota (ovviamente gli ingegneri belgi hanno ben pensato di creare rotaie della stessa misura delle ruote, non sia mai), ma anche perchè spesse volte (che bello dire SPESSE VOLTE) i binari sono rialzati. Il tram ha un suo percorso nella strada che è piuttosto elevato rispetto al livello della carreggiata ( si parla in media di 674 metri) il che fa sì che è tecnicamente impossibile attraversare i binari del tram a meno che non ci sia un incrocio. E’ come un muro di cinta.

E comunque nel tram ci puzza di cintola.

Le macchine in doppia fila

E tutti a dire “mannò, ma queste cose le fanno solo in Italia, all’estero sono più civili”… In realtà Bruxelles è una città con la mentalità italiana e il tempo del nord Europa. Il peggio del peggio. In bici le macchine in doppia fila sono virtualmente insuperabili. Nella maggior parte dei casi a sinistra hai il muro del tram, davanti la macchina a doppia fila e a destra le macchine parcheggiate. O facci qualcosa.

Ps: date retta, cambiate i freni.

I cantieri

Apre oggi a Bruxelles la MMDCVXIII SAGRA DEL CANTIERE STRADALE IMMOTIVATO PERENNE CHE OSTRUISCE LA STRADA IN ENTRAMBI I SENSI DISTRUGGENDO L’ASFALTO ALL’INCROCIO IN SALITA PRIMA DEL TUO UFFICIO CON UN CATERPILLAR PARCHEGGIATO DI TRAVERSO E IL BITUME AI LATI DEL MARCIAPIEDE CON RIALZO ACROBATICO AL 7% APERTO SPECIFICAMENTE SOLO QUANDO ENTRI ED ESCI DAL LAVORO E CHIUSO LA NOTTE. L’iniziativa – tradizionale del folkrore belga –  è stata fortemente sostenuta dall’ISIS. Accorrete numerosi.

I sampietrini (o acciottolato)

Maaaaa p-pp-p-p-p-e–e-eeppp-e-e-errchhhhhè caAAAazzzzo aveeeeEEEEte mee-ee-EEEEsssso tu-tut-utu-t-u-tt-t-tti qqu-q-u-quq-u-qqq-ueeee-esti c-aaaaaZZoooo di SAS-AS-A-S-A-SSA-S-A-S-A-AA-n-ieeeetttttt-r-t-r-trt-r-t-t-r-t-rtin-i ovunquququque ma-ma-maAAAAlideeeettttttaaa la ro-ro-r-or-oro-ttan-c-ucucu-cuc-ulo di tu MADRE qu-qu-eq-ue-qu-el-teeeeeegame mo-mo-morto e vi-vi-vivo, mi si-si-si-si spaccccca tu-tu-tu-tu-ttte le sospenssssiooooni-ni accidenti ai puffi.

BONUS: Bici lanciata IN DISCESA a folle velocytà SOTTO LA PIOGGIA battente che per davvero grondate d’acqua e c’avete l’occhiali tutti appannati sui SAMPIETRINI MALEDETTI consumati dalle intemperie di secoli che come minimo c’è passato COLLO III l’Antipapa di Avignone che sono scivolossissimi e sconnessi solo a rammentarli con davanti una bel GIPPONE ISUZU IN DOPPIA FILA a fari spenti – tantonondamicanojavero? – di lato binari del tram rialzati dalla carreggiata per la roboante altezza del metro e due e vi scappa anche da pisciare ma chi cazzo ve la fatto fa’ ma non stavate meglio in casa c’era anche il posticipo Verona – Crotone in streaming in bulgaro?
E invece no, voi duri.

Vi ci sta bene.

Piste ciclabili

Non esistono.

Dè.

Diritto di precedenza

Allora: in Europa occidentale SE io sto marciando in una strada principale a due carreggiate, un arteria di grande traffico, un viale, qualsiasi cosa, e SE mentre guido da una delle piccole stradine laterali della grande strada un veicolo si immette davanti a me nella mia carreggiata, come minimo minimo il guidatore del suddetto veicolo c’ha la mamma mayala (e di conseguenza il babbo bècco), e inotre MI DEVE DARE LA PRECEDENZA. Perche di sicuro egli, anche venendo da destra, avrà uno stop o un cartello di precedenza che gli intimerà di fermarsi. O magari un semaforo.

IN BELGIO INVECE SICCOME LUI VIENE DA DESTRA E LA SEGNALETICA NON C’E’, LA PRECEDENZA CE L’HA LUI. SEMPRE.

Quindi se voi venite da una stradina residenziale stinfia e vi immettete sul vialone, lo potete fare a FOLLE VELOCITA’ gettando con noncuranza la vostra macchina e la vostra vita in mezzo alla strada, e chi è sulla via maestra DEVE STARE IN UNO STATO DI CONTINUA APPRENSIONE E VEGLIA COME I GATTI AD OGNI INCROCIO per inchiodare e farvi immettere.

Mi piacerebbe potervi dire che sto scherzando. E’ così, giuro.

I taxi

I taxi sono i nemici delle bici e le bici sono nemiche dei taxi da sempre. Come i pisani e i livornesi. E i pisani e i lucchesi. E i pisani e fiorentini. E i pisani e i pratesi. E i pisani e i pistoiesi.

DANNATI PISANI, HANNO ROVINATO LA TOSCANA

Furti

Questa è la storia di Giacomo che un bel giorno compra una bella bici pieghevole alla propria ragazza, che decide di usarla seduta stante per andare a cena fuori al ristorante caVo. Sulla via la ragazza si accorge di non avere il lucchetto quindi si ferma dal Paki (o Bangla) per comprarne uno scrauso (modello baciami Alfredo) per la roboante cifra di 5 euri. I due proseguono per la cena e decidono quindi di parcheggiare la bici PIEGHEVOLE (quindi perchè lasciarla fuori?) legata a un palo davanti la vetrina. Alla fine della cena, la bici non c’è più e per premio il nostro eroe si trova con un dessert in faccia scagliato con malcelata rabbia davanti al commissariato di polizia di St Gilles a spiegare in olandese ad un poliziotto di origine congolese che la denuncia non era per la torta ma per la bici. Il risultato? Giacomo ricompra la bici all’ingrata ragazza slava.

Morale della favola: ma non era meglio nascere finocchi?

Controsensi

Le bici qui possono andare in controsenso. Per legge. Il codice stradale lo permette. In tutte le strade. Anche quelle a senso unico. Anche quelle a doppio senso. Sempre.

Ah, io faccio il corriere Deliveroo dallo scorso settembre. Coincidenze? Io non credo.

Il protocapitalismo ha i giorni contati.

 

Autore del Post

Giacomo Galardini

Giacomo Galardini ha quasi 29 anni passati nella più totale indolenza e nullafacenza. Un bel giorno decide di lasciare Livorno per rimpangerlo tutta la vita. Scrive per farvi fare due risate ma soprattutto per far contenta la sua analista.

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