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Napoli va veloce

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Napoli va veloce. E soprattutto non lo ferma nessuno. Non era necessario far parte della cerchia dei santoni della critica nazionalpopolare televisiva per pronosticare la squadra di Sarri come la favorita del torneo. Il Napoli giocava già il calcio più interessante della Serie A l’anno scorso e non ha cambiato nulla. Gli altri hanno cambiato molto, non sempre bene e comunque era lecito aspettarsi difficoltà per inserire i nuovi. Rispetto al campionato precedente, il Napoli ha alzato l’asticella: il gioco è ancora più spettacolare, ha meno battute a vuoto in difesa e ha una media gol superiore. Unico passo falso, la sconfitta in Ucraina nel primo turno di Champions, frutto ancora della maledetta mentalità di Maurizio Carri a non giocarsela nelle partite di cui non coglie il simbolismo. Come andare a Torino mirando al pareggio, come accaduto l’anno scorso: ma gli Dei del calcio poi ti puniscono inevitabilmente.

Essendo l’unica squadra nei campionati che contano in Europa ancora a punteggio pieno, il Napoli è nei radar di tutte le favorite per la Coppa dalle grandi orecchie. E tutti vogliono già evitare la mina vagante che gioca sotto il Vesuvio. Il riconoscimento ufficiale, che vale come l’invito al ballo di corte, è arrivato da Pep Guardiola: “Il Napoli è tra le squadre che giocano il calcio migliore d’Europa”. In pratica, l’allenatore del City ha fatto capire che per vincere dovrà per forza di cose aggiudicarsi la sfida con il sarrismo.

napoliFino a qui il calcio. Ma le cose, anche nello sport, non arrivano mai per caso. Milan e Inter hanno vinto tutto perché dietro c’erano i soldi di Berlusconi e Moratti, dietro al Napoli c’è il successo di una città. Sugli scudi non solo per il pallone. Dal cinema alla politica, dalla musica alla televisione, Naples reigns: la sua gente, i suoi giovani musicisti rappresentano una fucina di possibili talenti e la lista di cantanti rapper, hip hop, neomelodici tendenti al cantautorato, ma anche non classificabili si allunga talmente ogni giorno da non potergli stare dietro. Vanno veloci come i tempi odierni e usano Spotify per farsi un nome, per trovare un varco: Clementino, Co’Sang, Roma, 24Grana, Giglio, Giovanni Block (il nostro preferito) è solo un elenco parziale. Tutti sotto l’egida di quel Daniele Sepe, misconosciuto al grande pubblico ma monumento assoluto per chi sa di musica.

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Cinema e televisione non è da meno. Due dei film del momento arrivano dal Golfo, il coloratissimo Gatta Cenerentola e l’iperealista Ammore e malavita, un Tarantino contagiato dalla sceneggiata. Per non dire di Gomorra, la serie: il sud degli Stati Uniti si ferma quando vengono programmati i nuovi episodi, un successo con cui il film dei Manetti Bros fa i conti con gustosa ironia.

Persino in politica, Napoli sembra un’oasi rispetto al resto d’Italia: il centrosinistra ha riconquistato senza se e senza ma Comune e Regione e, nonostante tutte le loro particolarità, De Luca e De Magistris sono in testa ai sondaggi sulla popolarità degli amministratori pubblici.

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Certo, c’è la Camorra, manca lavoro, molti giovani brillanti – e che se lo possono permettere – prendono la strada delle università del nord. Ma la città è riemersa e siccome il calcio sarà anche il nuovo oppio dei popoli ma è anche uno strumento di conoscenza e di sviluppo turistico, la squadra di Sarri potrebbe dare un contributo al suo rilancio maggiore di quanto non si pensi.

E imporsi nonostante tutto non ha prezzo: uno scudetto a Napoli ne vale tre o quattro a Torino.

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Autore del Post

Luca Pagni

Nato a Genova ma a sei anni calamitato nelle pianure padane. Ormai milanese, dall'89 scrive per Repubblica, cronaca cittadina poi politica ora economia. Milanista ma i fatti separati dalle passioni. Del resto lo racconta in Facebook.com/bollettinomilan e sul suo blog di WiP Radio.

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