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MR MOONLIGHT (Roy Lee Johnson)

MR MOONLIGHT

(Roy Lee Johnson)

McCartney: cori, basso, organo Hammond – Lennon: voce, chitarra acustica ritmica – Harrison: cori, chitarra solista, tam tam africani – Starr:  percussioni

Registrazione: 14 agosto e 18 ottobre 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: Beatles for sale (1 dicembre 1964)

La necessità di differenziarsi dalla pletora di gruppi il cui repertorio dal
vivo era costituito da svariate cover di successi del momento aveva spinto i
Beatles a cercare strade meno battute.

McCartney: “Avevamo capito che per fare strada dovevamo essere diversi dagli altri, perché se non eri originale finivi in un vicolo cieco. Dovevamo suonare canzoni che gli altri non suonavano. C’erano milioni di gruppi in giro, gruppi che come noi ascoltavano il blues e i generi musicali meno popolari. E siccome noi suonavamo le canzoni meno conosciute, diventavamo a nostra volta oggetto di imitazione”.

La ricerca di canzoni poco note da riprendere faceva sì che i Beatles spulciassero attentamente i 45 giri sui quali riuscivano a mettere le mani (vedi scheda n. 30), dedicando attenzione anche ai lati B degli artisti meno noti.

Dr. Feelgood era lo pseudonimo del bluesman americano William “Willie” Lee Perryman,

UNSPECIFIED – CIRCA 1970: Photo of Piano Red Photo by Michael Ochs Archives/Getty Images

più noto grazie a un altro suo pseudonimo, Piano Red. Originario di Hampton, in Georgia, Perryman era un afroamericano albino che nel 1936 aveva inciso i primi dischi come Piano Red, nel 1950 aveva piazzato due dischi nella classifica R&B di Billboard e dal 1961 aveva messo su una band insieme al chitarrista Roy Lee Johnson, facendosi chiamare Dr. Feelgood And The Interns. Il loro 45 giri di debutto,
su etichetta Okeh, era stato appunto Doctor Feel-Good / Mr Moonlight, e la canzone del lato B era stata scritta da Roy Lee Johnson.

 

Mr Moonlight piaceva particolarmente a Lennon, che la cantava dal vivo nelle serate: la si trova documentata nel doppio The Beatles Live! At TheStar-Club In Hamburg, Germany; 1962.

La canzone restò nella scaletta live dei Beatles per meno di un anno, precisamente dall’agosto del 1962 al gennaio 1963. E benché fosse già stata incisa di recente da due gruppi inglesi, i Merseybeats (in un 45 giri del 1963) e gli Hollies (nel loro primo LP, StayWith The Hollies, del gennaio 1964), i Beatles decisero di registrarla a lorovolta.

E ora un simpatico cartone 🙂

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un’inaspettata giornata d’estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro.
L’infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita.
Il mare lo guardava perplesso.
Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l’inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio.
Il mare scuoteva la testa.
Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell’armadio). Claudio Lolli chiese “permesso” e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti).
Il mare aspettava.
Venne l’ora provvisoria del buon senso e del “mettisufamiglia”. La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell’armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro.
Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni.
Era una folla.
Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa.
Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale.
Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò.
Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po’ impacciato a dire il vero).
Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi.
Il mare, un po’ invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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