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SHE’S A WOMAN (Lennon – Mc Cartney)

SHE’S A WOMAN (Lennon – Mc Cartney)

SHE’S A WOMAN

(Lennon – McCartney)

McCartney: voce, basso, pianoforte – Lennon: chitarra ritmica – Harrison: chitarra solista – Starr:  batteria, chocallo
Registrazione: 8 ottobre 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
45 giri: (lato A: Long Tall Sally) (28 luglio 1964)

Nella prima delle due occasioni in cui i Beatles eseguirono She’s A Woman per la BBC, ovvero il 17 novembre al Playhouse Theatre per il programma radiofonico “Top Gear” (la registrazione, trasmessa il 26 novembre, è inclusa nell’album LIVE AT THE BBC), Lennon raccontò al conduttore Brian Matthew che della canzone “avevano solo una strofa” e “avevano dovuto finirla velocemente in studio”. Il che conferma solo parzialmente la testimonianza dell’autore riportata nelle prossime righe.

McCartney: “Quel che mi ricordo è che stavo camminando per St John Wood e ce l’avevo in mente, quindi probabilmente l’avevo scritta a casa e l’avevo più o meno finita mentalmente mentre andavo in studio, e poi in studio è stata perfezionata, forse ho preso da parte John per un secondo e mi sono confrontato con lui”.

Lennon: “La canzone è di Paul con qualche contributo mio al testo, probabilmente. Ci abbiamo messo dentro l’espressione ‘turn me on’… sai, a proposito di marijuana eccetera, usata gergalmente”.

McCartney: “Come Can’t buy me love, questo è un mio tentativo di melodia blues; queste melodie sono difficili da scrivere, quindi ero molto soddisfatto del risultato. E John ha fatto un ottimo lavoro di chitarra, con i suoi interventi sincopati che hanno creato spazio nella canzone”.

Mc Donald: “Questa canzone, con il suo potente e oscillante beat, si meritò l’approvazione – difficile da ottenere – dei musicisti di sala d’incisione americani (il singolo del 1965 dei Sir Douglas Quintet, She’s about a mover, è un esplicito omaggio alla canzone).

She’s a woman sembra sia stata la prima canzone dei Beatles a essere registrata in formazione incompleta: pare addirittura che Harrison quel giorno non fosse nemmeno presente, ma su questo punto non esistono testimonianze.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un’inaspettata giornata d’estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro.
L’infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita.
Il mare lo guardava perplesso.
Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l’inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio.
Il mare scuoteva la testa.
Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell’armadio). Claudio Lolli chiese “permesso” e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti).
Il mare aspettava.
Venne l’ora provvisoria del buon senso e del “mettisufamiglia”. La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell’armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro.
Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni.
Era una folla.
Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa.
Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale.
Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò.
Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po’ impacciato a dire il vero).
Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi.
Il mare, un po’ invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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