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I’LL CRY INSTEAD (Lennon – Mc Cartney)

I’LL CRY INSTEAD (Lennon – Mc Cartney)

I’LL CRY INSTEAD

(Lennon – McCartney)

McCartney: basso – Lennon: voce, chitarra acustica ritmica, tamburino – Harrison: chitarra solista – Starr:  batteria, tamburino
Registrazione: 1 giugno 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: Tutti per uno (28 luglio 1964)

La sequenza all’inizio del film A Hard Day’s Night in cui i Beatles scendono correndo da una scala metallica antincendio (quella sul retro dell’Hammersmith Odeon) fu girata la mattina del 22 aprile 1964, mentre quella che la segue immediatamente in cui i quattro scherzano e folleggiano giocando ai quattro cantoni — fu girata in parte il 13 marzo (all’aeroporto di Gatwick, con riprese aeree) in parte il 23 aprile (ai Thornbury Playing Fields di Isleworth, dove era stato ricostruito il quadrato di atterraggio di un elicottero). Nel film, durante questa sequenza si ascolta Can’t Buy Me Love. Ma inizialmente il regista Richard Lester aveva commissionato al gruppo una canzone appositamente destinata allo scopo. E prontamente, in quel periodo di forte competitività con McCartney, John si era attivato alla bisogna.

Lennon (1980): “L’ho scritta per A Hard Day’s Night, ma Lester non l’ha voluta. Al suo posto, per quella scena ha ritirato fuori Can’t Buy Me Love. Comunque, il middle eight di I’ll Cry Instead continua a piacermi”.

Forse Lester bocciò I’ll Cry Instead anche per via del testo, piuttosto stizzoso e probabilmente autobiografico (una tendenza che stava prendendo piede nelle composizioni di Lennon; sua moglie Cynthia sostiene che fosse il risultato “della frustrazione che provava in quel periodo: era l’idolo di milioni di persone ma la libertà e il divertimento dei primi tempi non c’erano più”).

Inusualmente, I’ll Cm Instead fu registrata in due sezioni, poi giuntate. Probabilmente dopo le prime sei takes i Beatles si accorsero che il brano era un po’ corto, e suonarono altre due takes del bridge dell’ultima strofa; le sovraincisioni della voce di Lennon e del tamburino vennero poi effettuate su entrambe le sezioni. Alcune fonti accreditano il tamburino a Lennon ma l’ipotesi appare improbabile, considerati il suo scarso senso del ritmo e le misteriose astrusità di un’appena adeguata tecnica strumentale del tamburino, che più probabilmente fu suonato da Ringo.

Pensata per il film ma poi non utilizzata, I’ll Cry Instead vi rientrerà nel 1980, in occasione di una ridistribuzione del film, inserita in un prologo un collage di fotogrammi prima dei titoli di testa.

Dopo la registrazione in studio, I’ll Cry Instead non fu più eseguita dai Beatles né dal vivo ne’ in playback.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un’inaspettata giornata d’estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro.
L’infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita.
Il mare lo guardava perplesso.
Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l’inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio.
Il mare scuoteva la testa.
Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell’armadio). Claudio Lolli chiese “permesso” e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti).
Il mare aspettava.
Venne l’ora provvisoria del buon senso e del “mettisufamiglia”. La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell’armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro.
Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni.
Era una folla.
Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa.
Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale.
Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò.
Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po’ impacciato a dire il vero).
Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi.
Il mare, un po’ invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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