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Olivi e Puglia

Olivi e Puglia

OLIVI.

Quanti olivi ci saranno nel Mediterraneo? Milioni, sono o non sono la pianta simbolo, come ci hanno insegnato. A sud la palma che annuncia aridità sahariane, a nord il faggio (o l’abete) che ci parla già di freddi alpini.

Ma non vogliamo fare divagazioni sui biomi, parlare di olivi generici, ma di olivi precisi, quelli di Melendugno, una delle coste più belle della Puglia, dove da giorni stanno sradicando olivi secolari perchè proprio lì deve approdare, dopo quattromila chilometri, il gasdotto che parte dal Caucaso, dopo aver valicato mari e montagne. E sulle coste pugliesi ha trovato un’ampia protesta popolare. Sono, infatti, finiti i bei tempi di oltre cinquant’anni fa quando per costruire un mostro come l’Ilva di Taranto vennero devastati, in nome del progresso (che è poi sempre quello del più forte) interi territori e poi abbiamo visto come è andata a finire. Certo allora nei video autocelebrativi si esaltava il fatto che venivano abbattuti in un minuto olivi che erano li dai tempi di Platone, che si facevano terminare ecoli di arretratezza, ma a quale costo?

Il problema si ripresenta oggi, in forme diverse sicuramente, sulla costa di Melendugno, perché poi per allacciare il condotto alla rete nazionale del gas occorrono altri 55 chilometri di condotte con oltre 10.000 olivi espiantati. Si dice che gli alberi saranno ripiantati, senza dire che l’attecchimento, quando le radici di alberi così grandi sono state tagliate, è ad alto rischio e poi perché questo inutile spreco quando la Regione Puglia, a maggioranza PD, aveva proposto una soluzione alternativa?

Ossia far approdare il gasdotto direttamente a Brindisi evitando 55 chilometri di scavi e scempi in una delle coste più belle d’Italia. Perché? Semplice, perché il penultimo governo, sempre a maggioranza PD, ha invece inserito il gasdotto fra le opere strategiche per le quali si può saltare i pareri di regione e comuni e a maggior ragione si può ignorare la partecipazione della popolazione. E questo con una società capofila, la Tap Ag, che dire che è discussa (addirittura riciclaggio di fondi neri della ‘ndrangheta, vedi le inchieste dell’ “Espresso”) è dire poco.

Non è bastata l’opera inutilmente strategica della Tav in Val di Susa quando per venti anni chi si opponeva pacificamente veniva fatto passare per un criminale (si consiglia la lettura di un libro illuminante di Wu Ming 2, Un viaggio che non promettiamo breve, che sfata alcuni pregiudizi radicati sulla vicenda), non è bastato l’annuncio alla Cetto La Qualunque di un recente ex presidente del consiglio che rilanciava il Ponte sullo Stretto. Ora c’è anche la Puglia, ma per piacere non veniteci più a raccontare che chi è per uno sviluppo sostenibile è un sognatore o un criminale.

LO STATO NON C’È.

Letto alcuni giorni fa con un minimo di perplessità sul “Fatto Quotidiano” (24 marzo). Un signor giudice di Treviso, nel pieno delle sue funzioni di servitore dello Stato, con un incredibile sfoggio muscolare (solo cartaceo per nostra fortuna) proclama il diritto alla difesa personale a prescindere di fronte a questo mondo così caotico e dichiara che “d’ora in poi sarò armato” (dice anche che fornirebbe di pistola anche la figlia, così per dare il buon esempio). Se lo Stato non ci difende dobbiamo farci giustizia da soli, dichiarazione strana per uno che lavora per la Giustizia. Solito plauso di commenti leghisti ed estremisti, anche quando con piglio militaresco dichiara “chi proclama che il nemico può essere fermato dalla Provvidenza e con profferte di pace sono dei pavidi o dei renitenti alla leva”. Categorie di cui l’Italia è piena. Sistemato anche il Manzoni con la sua noiosa Divina Provvidenza e i renitenti alla leva quando la leva non c’è più. Ma devo dire che la cosa che mi ha più colpito è stata l’affermazione “lo Stato non c’è più”. Allora mi sono detto: da chi riceve lo stipendio il signor giudice? Forse da un’entita aliena.

Autore del Post

Tiziano Arrigoni

Massetano - follonichese - piombinese - solvayno, insomma della Toscana costiera, con qualche incursione fiorentina, Tiziano Arrigoni è un personaggio dalle varie attività: scrittore di storia e di storie, pendolare di trenitalia, ideatore di musei, uomo di montagna sudtirolese ed esperto di Corsica, amante di politica - politica e non dei surrogati, maremmano d'origine e solvayno d'adozione, ecc. ecc... ma soprattutto uno che, come dice lui, fa uno dei mestieri più belli del mondo, l'insegnante (al Liceo Scientifico "E.Mattei" di Solvay) e, parlando e insegnando cose nuove, trova ispirazione e anche "incazzature", ma più la prima, dai suoi ragazzi di ieri e di oggi.

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