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Primo ostacolo superato verso l’Europa a due velocità.

Primo ostacolo superato verso l’Europa a due velocità.

L’Europa come la conosciamo arriverà al 2018? Dopo l’anno turbolento appena trascorso il primo dei tre ostacoli (l’elezioni olandesi) sono superate.

Elezioni un tempo fra le più ordinarie, tipiche di un paese tranquillo e modesto, ma traformate in una chiave di lettura della futura Europa in preda ad una trasformazione epocale.

Elezioni olandesi che a prima vista sembrano aver scansato il “pericoloso” Wilders, ma se i risultati vengono analizzati da piùlati forse il pericolo sembra solo rimandato.

Tanti la settimana scorsa hanno tirato un sospiro di sollievo appena visti i risultati delle preoccupanti elezioni olandesi. Wilders sconfitto, il problema populismi evitato, grazie all’affermazione del premier liberale uscente Rutte (il cui partito ha diminuito di poco i consensi). La sinistra tradizionale decimata, il grande successo dei Verdi (che potrebbero anche entrare in un governo di coalizione con Rutte). L’Europa che scricchiolava sembra oggi più sicura, la Le Pen più lontana e i partiti tradizionali tedeschi (Merkel e Schultz sono tranquillamente sopra il 30) più forti. In una settimana sembra cambiato il vento, L’Europa non rischia più il populismo o l’estremismo di destre nazionaliste ma sembra ancora ancorata alle destre moderate, liberali, cattoliche.

Intanto ad un’analisi più appprofondita del voto emergono tre aspetti, tipici dell’aria che si respira in tanti paesi europei, e che hanno iniziato a far parlare sempre più frequentemente di Europa a due velocità, meccanismo studiato per far sopravvivere il sogno europeo iniziato 60 anni fa. Il primo aspetto è quello dell’aver arginato effettivamente il movimento populista, identitario, nazionalista di Wilders, con un forte spostamento del partito vincente (e del prossimo premier) su posizioni che scimmiottano quelle del perdente Wilders. Il secondo aspetto è la quasi scomparsa del partito socialdemocratico che sconta anni di snaturamento e di sostegno responsabile a governi indigesti per il suo elettorato (fenomeno simile in molti paesi), il terzo aspetto è il successo delle forze di sinistra più innovative, alfieri di tematiche più moderne e sentite, come il partito dei verdi (la sinistra non è affatto scomparsa in Olanda).

Mi interessa però soffermarmi sul primo aspetto, siamo sicuri che il populismo in salsa trumpiano è stato sconfitto o solo posticpato, non è forse prematuro tirare un sospiro di sollievo? Prima di tutto è da notare come il primo partito, quello del premier in pectore raccoglie solamente il 25% dei consensi e che in un sistema puramente proporzionale sarà molto complicato garantire un governo senza scadere nell’accontentare qualche istinto populista, d’altronde lo stesso Rutte ha dovuto rubare molti temi dagli avversari per riuscire a primeggiare, ma non è che se l’interlocutore è più presentabile i temi e le ricette (per molti versi le medesime) sono meno rischiose e preoccupanti. C’è stata una trasformazione della classica destra cristiana-liberale che ha scippato letteralmente le ricette di Wilders per batterlo, secondo un’antica prassi politica per la quale se hai paura di un avversario rubagli le idee per battirlo (di solito questa strategia porta poco lontano).

Rutte ha fatto proprie molte parole d’ordine che attirano l’elettorato più estremo e antieuropeista (anti immigrati, molto idetitario e sovranista) con l’idea che un populismo buono possa sconfiggere quello cattivo, ma sottovalutando che certe dinamiche e certi istinti sono difficili da ingabbiare in una foma normale e rischiano di sfuggirgli completamente riproponendo il rischio (peggiorato) a breve.

Questa linea di pensiero sta influenzando molti parti partiti tradizionale (di destra e di sinistra), ovvero ritenere che il populismo si sconfigga rubandogli le idee e riproponendole in maniera più accettabile. Credo che questi percorsi serviranno sicuramente per arginare in un primo momento qualche deriva (ancora controllabile) ma rischiano di far covare i veri motivi che portano sempre più popolazione a cedere alle sirene populiste e estremiste, posticipando il problema fra qualche anno in maniera molto più grave.

Vedremo se il “benvestito” Rutte riuscirà in Olanda, ma soprattutto vedremo se scenari simili si ripresenteranno in Francia e Germania.

 

Autore del Post

Dario Fattorini

Dario Fattorini, studente di giurisprudenza, consigliere comunale di Collesalvetti. Appassionato di geopolitica.

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