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Le dune costiere: un ecosistema dinamico

Le dune costiere: un ecosistema dinamico

Uno degli ecosistemi più incredibili che esistono in natura è quello di costa: soprattutto se parliamo di costa sabbiosa. Si tratta di un ecosistema dinamico in quanto dalla battigia fino all’interno della costa troviamo fasce di dune sempre più complesse, che ospitano una vegetazione sempre diversa.
La cosa da ricordare è, però, la criticità dell’ambiente circostante e le difficoltà che ogni giorno le piante di duna si trovano ad affrontare. Quali sono questi problemi? Proviamo ad elencarne qualcuno:
1. sulla spiaggia possono esserci venti spesso molto forti;
2. mancanza di acqua dolce (perlopiù è salata);
3. forte radiazione solare ed elevata siccità, soprattutto in estate;
4. instabilità del terreno: le dune sono formazioni geomorfologiche formate dal vento che sposta la sabbia.
Come vengono affrontati questi problemi dalle piante?
1. le piante sono tutte erbacee con portamento “prostrato” (adagiato sul suolo), in modo da non essere portate via dai venti. Questo portamento, però, le sottopone ad un facile calpestamento da parte degli animali e degli esseri umani o ad una facile predazione da parte degli erbivori, ecco perché alcune specie presentano delle spine;
2. foglie succulente: all’interno delle cellule di queste piante i vacuoli sono molto sviluppati ed in grado di contenere grandi quantità d’acqua che viene accumulata durante le piogge e tenuta come riserva; le foglie spesso presentano peli che coprono gli stomi (piccoli fori che permettono alle piante di respirare), per evitare l’eccessiva perdita d’acqua durante la respirazione. Inoltre, quando piove, l’acqua va subito in profondità (la sabbia è un tipo di materiale molto permeabile), pertanto le radici sono molto profonde e a fittone;
3. alcune piante nel periodo critico vanno in “estivazione”: una sorta di quiescenza estiva in cui le piante seccano lasciando i semi “di resistenza” che germineranno a stagione favorevole;
4. le radici molto profonde servono anche a questo.
Fatta questa premessa possiamo passare ad analizzare l’ecosistema:
nella prima fascia, che è quella che interessa la battigia e la zona subito adiacente ad essa, troviamo degli strati di resti di Posidonia detti banquettes: questa pianta è una specie marina che fa parte delle piante vascolari superiori (Angiosperme, Monocotiledoni) e che è tornata, nel corso dell’evoluzione, a vivere in mare. Molte persone la considerano un alga, ma non è così, è a tutti gli effetti una pianta vascolare. I suoi resti composti da frutti, fiori e foglie vengono trasportati dalla corrente e depositati in questa zona della spiaggia, nonostante a molte persone non piacciono sono molto importanti per l’ecosistema: per prima cosa proteggono la spiaggia dall’erosione, quando arriva l’onda del mare porta via parte della banquette e non porta via la costa, in secondo luogo decomponendosi arricchisce la spiaggia di risorse utili per le piante di duna retrostanti (l’arenile di suo è povero di risorse);
dietro questa fascia ce n’è un’altra composta dalle piante che vivono più vicine al mare rispetto alle altre retrostanti. Sono le più piccole, per dimensione, fra tutte le altre fasce. Questa fascia prende il nome di CAKILETO per la dominanza della Ruchetta delle spiagge (Cakile maritima). Questa comunità rappresenta una vera e propria “linea di difesa” dell’ecosistema litoraneo. E’ formata da poche specie alonitrofile che offrono un primo ostacolo alla mobilità della sabbia grazie ad adattamenti morfologici come gli ampi apparati radicali.
Ancora più indietro, c’è un’altra fascia leggermente più alta chiamata AGROPIRETO, chiamata così per la dominanza di una graminacea, Agropyron junceum, che con i suoi sviluppati rizomi striscianti imbriglia e trattiene la sabbia. E’ la vegetazione edificatrice sulle sabbie sciolte del litorale e rappresenta la fase pioniera della colonizzazione vegetale delle dune. L’Agropyron è accompagnato da diverse specie tipiche degli ambienti costieri psammofili : Eringio o Cardo di mare (Eryngium maritimum), Pastinaca marina (Echinophora spinosa), Euforbia delle dune (Euphorbia paralias), Convolvolo delle spiagge (Calystegia soldanella).
Ancora dietro a questa, c’è la fascia che si trova subito a ridosso dell’arbusteto composto principalmente da ginepri. Il nome di questa è AMMOFILETO, ed è dominato da un’altra graminacea chiamata Ammophila arenaria che con i suoi densi cespi costituisce un efficacissimo ostacolo al movimento della sabbia; all’azione di consolidamento delle dune contribuiscono anche le altre specie caratteristiche dell’associazione come l’Echinophora spinosa e la Medicago marina.
Dietro questa fascia inizia l’arbusteto composto da ginepro, ginestra e poi la pineta (talvolta nelle zone più naturali e meno interessate dall’azione antropica, si trovano i laghetti retrodunali).
Ma qual è l’utilità delle dune e dei loro abitanti? La risposta è semplice, grazie all’azione delle loro radici trattengono la sabbia ed il suolo ed insieme alle banquette di Posidonia fanno una barriera molto resistente all’erosione da parte del mare: là dove esiste questo ecosistema abbiamo spiagge molto grandi e naturalisticamente belle; in secondo luogo offrono riparo e siti di nidificazione a molte specie di uccelli, soprattutto i limicoli e i laridi. Fra le specie che nidificano sulla spiaggia è interessante ricordare il Fratino, un piccolo uccello limicolo che produce delle uova piccole dal colore simile a quello delle pietre che si trovano sulla spiaggia: è un meccanismo di difesa, in questo modo riesce a mimetizzarle e a nasconderle ai predatori. Purtroppo l’eccessivo sfruttamento delle spiagge a scopo balneare e la continua introduzione di cani, non al guinzaglio, sui nostri arenili più idonei (ovunque ci siano dune con vegetazione) alla nidificazione di questo uccello, stanno decimando la specie.

Autore del Post

Francesco Giusti

Laureato in Scienze Naturali e Guida Ambientale Escursionistica, si occupa di natura per WIP, per la quale conduce "Pianeta Terra", un programma che ne illustra problematiche e curiosità, con lo scopo di dare il suo piccolo contributo nella sensibilizzazione e nella conservazione. Appassionato di calcio e con fede juventina, segue la trasmissione sulla Serie A "Palla a 2".

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