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AND I LOVE HER (Lennon – Mc Cartney)

AND I LOVE HER (Lennon – Mc Cartney)

and I love herAND I LOVE HER

(Lennon – McCartney)

McCartney: voce, basso – Lennon: chitarra acustica ritmica – Harrison: chitarra acustica solista, legnetti – Starr:  batteria, tamburo
Registrazione: 25, 26 e 27 febbraio 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: Tutti per uno (28 luglio 1964)

Il luogo di nascita della canzone è il seminterrato di casa Asher, a Wimpole Street, la “piccola, disordinata e affollata stanza della musica”, ma se quella era stata una composizione Lennon-McCartney a quattr’occhi e a quattro mani, questa fu invece figlia dell’ispirazione del solo Paul.

Mc Cartney: “L’ho scritta da solo. Ricordo di averla suonata lì. Mi pare ancora di vedere la stanza da disegno di Margaret Asher al piano di sopra.”

E’ da ritenere probabile che la canzone fosse ancora allo stadio iniziale quando fu portata in studio la prima volta.

Lennon: “La prima meta‘ e‘di Paul, il middle-eight è mio” (1972). “And I Love Her è di Paul. Io la considero la sua prima Yesterday, io l’ho aiutato nel middle eight” (1980).

Nel film documentario di Martin Scorsese del 2011, Living In The Material World, Paul riconosce a George Harrison la paternità del rif di chitarra che è parte integrante di And I Love Her.

La mattina del 25 febbraio i Beatles avevano registrato You Can’t Do That; alle 14,30 del pomeriggio affrontarono la nuova canzone di Paul. Dopo averla studiata un po’, il gruppo la suonò due volte, una sola delle quali completa: a questo stadio And I Love Her era molto diversa da come diventerà, suonata con strumenti elettrici e con un assolo di chitarra centrale (la seconda take è inclusa in ANTHOLOGY I).

Ci tornarono sopra alle 10 del mattino del giorno dopo e  finalmente la chiusero, in un’esecuzione principalmente acustica; all’ultima take vennero sovraincisi la seconda voce di Paul e i legnetti, suonati forse da Ringo o forse da George.
Inclusa nella colonna sonora di A Hard Day’s Night, nel film la canzone è eseguita (in playback, s’intende) nella scena in cui viene rappresentata un’esibizione dal vivo per la TV.

I Beatles eseguirono And I Love Her dal vivo il 19 luglio nello spettacolo televisivo in diretta “Blackpool Night Out”, e fu questa l’ultima esecuzione documentata della canzone.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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