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MATCHBOX (Carl Perkins)

MATCHBOX (Carl Perkins)

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(Carl Perkins)

McCartney: basso – Lennon: chitarra ritmica, chitarra solista – Harrison: chitarra solista – Starr:  voce, batteria – George Martin: pianoforte
Registrazione: 1 giugno 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: The Beatles in Italy (13 luglio 1965)

 

La storia di questo brano è lunghissima. Si parte dal 1923 dove  Ma Rainey in Lost wandering blues dà vita alla famosa frase: “Me ne sto qui a domandarmi se una scatola di fiammiferi conterrà i miei vestiti, non ho così tanti fiammiferi ma tanta strada da percorrere”.

Poi è la volta di Blind Lemon Jefferson nel 1927 che ripeteva la solita frase in Matchbox blues.

Fu poi Roy Newman & His Boys a farne una sua versione nel 1939.

La canzone venne poi registrata di nuovo dagli Shelton Brothers nel 1949.

Arriva il rock’n’roll e Carl Perkins farà sua questa scatola di fiammiferi nel 1956: la canzone si chiamerà soltanto, e giustamente, Matchbox, perdendo la sua connotazione esclusivamente blues.

I Beatles, che suonavano in tour da tempo canzoni di Perkins, ottennero il permesso dallo stesso Perkins di registrare la loro versione di Matchbox; decisero così di fare di questa canzone “il pezzo di Ringo” del nuovo album.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

 

 

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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