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Sei come sei ovvero tristi effetti

Sei come sei ovvero tristi effetti

Sei come sei ovvero tristi effetti

sei come seiScena prima: Liceo Giulio Cesare di Roma, scuola prestigiosa della capitale. Alcuni giorni fa, nell’ambito di un progetto approvato e conosciuto che vuole sensibilizzare i ragazzi, chiamato, come usa nel linguaggio scolastico-serioso, “Strategia nazionale per la prevenzione  il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, alcuni docenti decidono di leggere in classe un brano tratto dall’ultimo romanzo di Melania Mazzucco “Sei come sei”. Non vi dirò la trama del romanzo, perché parlare delle trame è noiosissimo, accennerò soltanto che è un “romanzo di formazione” la cui protagonista, un’adolescente di nome Eva, è figlia di due papà, ossia di una coppia omosessuale che dà lei tutto l’amore di cui ha bisogno. Un caso di famiglia cosiddetta “atipica” per la nostra società, ma non per l’amore che riesce a dare. Nel libro c’è una piccola scena di amore omosessuale, narrato con realismo, ma estrema delicatezza, dalla Melania. Chi ha letto qualcosa della Mazzucco (penso al romanzo “Vita” sull’emigrazione italiana o le sue cronache d’arte) sa con quale delicatezza e bravura descrive le scende più ardue. Ma… apriti cielo!

Un’associazione, la Pro Vita Onlus , che definire clericale e reazionaria è fare un complimento, denuncia gli insegnanti per “divulgazione di testi osceni” e si usa addirittura il termine “pornografico” affibbiato alla povera Mazzucco, aggettivo che si trova solo nella testa di chi vede pornografia in ogni atto di amore o anche di eros fra due persone, atteggiamento che è stato scavalcato “a sinistra” come si sarebbe detto una volta, dallo stesso Papa Francesco che, pur mantenendo ferme le posizioni della Chiesa, ha detto “Chi sono io per giudicare?” riferito agli omosessuali.

Argomento, quella della sessualità, che molti ambienti arretrati e simbolo dell’arretratezza del paese rispetto ad altre realtà civili, associano ancora a qualcosa di “sporco”, meglio non dire, un qualcosa fatto di vizi privati e pubbliche virtù, tutti pronti invece a difendere e magari a votare il “povero peccatore”, ma potente e quindi utile, in giudizio per sfruttamento della prostituzione di minorenne.

L’ipocrisia fatta sacrestia di chi era abituato a parlare molto al prete e poco al Signore, quella della poesia di Giovanni Giudici “Il catechismo illustrato”, il vecchio catechismo di una volta, in cui si illustravano i peccati con le figure. Tutti erano chiari al lettore-bambino, escluso la lussuria, in cui si vedeva una vecchina che dava una tazza di brodo ricostituente ad un vecchino, sfinito dalla troppa attività nella sua vita precedente: TRISTI EFFETTI, c’era scritto. Ma di cosa, si chiedeva l’ingenuo bambino? Insomma un’era di ipocrisie, di ragazzi diventati ciechi per avere usato troppo la mano destra, di dispiaceri dati a gesubambino, troppo occupato a seguire i veri mali del mondo, piuttosto che questi “peccati veniali”, per fortuna!

A questo si è aggiunta una “simpatica” manifestazione di Lotta Studentesca, nota associazione neofascista, che si è presentata con un altrettanto “simpatico” striscione con sopra scritto “maschi selvatici non checche isteriche” che dimostra, da una parte, la loro ignoranza, poiché ci sono omosessuali molto più virili di loro, dall’altra serve a far capire agli indecisi quale sia la posta in gioco, con continui riferimenti a vecchi modelli fascisti e discriminatori. Questo in una città come Roma ad alta presenza di omofobia, dove le aggressioni reali e sul web agli omosessuali sono all’ordine del giorno.

A questa situazione si affiancano spesso posizioni che vogliono minimizzare, per la serie “ma chi ce lo fa fare?” da parte di molti docenti. Qui non si tratta di essere malpagati o poco considerati, si tratta di una questione di civiltà e di democrazia, di una questione che tocca le singole coscienze. Si tratta di rispondere alle domande e alle fragilità di molti ragazzi che vivono l’affermazione della propria sessualità, a meno di voler far finta che “il problema” non esista e che questi ragazzi non abbiano accesso ai vari youporn che spopolano sul web, con relativi introiti. Ma spesso è più facile per tutti trovare facili e inoffensive scorciatoie, che non impegnano e non fanno male (o bene) a nessuno, come mangiare una banana “antirazzista” (dopo il gesto di Alves), una trovata di pura pubblicità, magari cantando “l’unico frutto dell’amor è la banana, è la banana…”.

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Sei come sei ovvero tristi effetti by Tiziano Arrigoni is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0 International

Autore del Post

Tiziano Arrigoni

Massetano - follonichese - piombinese - solvayno, insomma della Toscana costiera, con qualche incursione fiorentina, Tiziano Arrigoni è un personaggio dalle varie attività: scrittore di storia e di storie, pendolare di trenitalia, ideatore di musei, uomo di montagna sudtirolese ed esperto di Corsica, amante di politica - politica e non dei surrogati, maremmano d'origine e solvayno d'adozione, ecc. ecc... ma soprattutto uno che, come dice lui, fa uno dei mestieri più belli del mondo, l'insegnante (al Liceo Scientifico "E.Mattei" di Solvay) e, parlando e insegnando cose nuove, trova ispirazione e anche "incazzature", ma più la prima, dai suoi ragazzi di ieri e di oggi.

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